Addio a Bepi Maresio, impegno e ascolto da Cassamarca al Benetton Rugby
Nato nel 1943, era entrato in banca dopo la laurea. Diventò direttore di Uniriscossioni, l’impegno con i Leoni nel consiglio direttivo. Il fratello Giorgio: «Serio e affidabile»

«Era una persona incline ad ascoltare». Giorgio Maresio sceglie queste parole per ricordare il fratello Giuseppe, per tutti Bepi, figura di riferimento di Cassamarca, direttore di Uniriscossioni e per vent’anni componente del consiglio direttivo del Benetton Rugby. È morto nella notte tra venerdì 11 e sabato 12 settembre, nella sua casa a Treviso, dopo una lunga malattia. Nato nel 1943, lascia la moglie e i tre figli Claudio, Silvia e Giulio. Aveva espresso il desiderio di rimanere nella propria abitazione, dove è stato seguito dall’assistenza domiciliare dell’Advar. Una presenza per la quale la famiglia esprime una gratitudine profonda.
La notizia della scomparsa ha raggiunto anche il club biancoverde, che ha affidato a una nota il proprio cordoglio e quello del presidente Amerino Pavanello. Dietro gli incarichi e una vita professionale di responsabilità, il ritratto che restituisce Giorgio, giornalista del Gazzettino, è quello di un uomo discreto, rispettoso degli altri, capace di stare in compagnia senza occupare tutta la scena. «Era una persona affidabile, seria, impegnata. Molto discreta e rispettosa», racconta. Non cercava confidenze immediate, lasciava che i rapporti crescessero con il tempo. Poi, quando si creava un’intesa, emergeva anche il piacere di stare insieme. «Era simpatico, di compagnia, ma soprattutto portato ad ascoltare». Una disposizione che il fratello mette al centro del ricordo, prima ancora dei traguardi raggiunti nel lavoro.
Il percorso in banca era cominciato nel 1969, con l’assunzione alla vecchia Cassa di Risparmio della Marca Trevigiana. Bepi si era laureato in Statistica e, pochi mesi dopo, era entrato nell’istituto al quale avrebbe legato la propria carriera, fino a diventare dirigente. Negli anni aveva attraversato i cambiamenti della banca ed era stato direttore di Uniriscossioni. In famiglia, però, gli incarichi rimanevano sullo sfondo.
«Non era il tipo che amava parlare di lavoro. Parlavamo di tutto, di tante cose, degli interessi comuni. Il lavoro era il lavoro», ricorda Giorgio. C’era invece una passione che lo accompagnava fin dall’adolescenza: il rugby, scoperto seguendo il fratello maggiore. Aveva cominciato così a frequentare quell’ambiente e aveva anche giocato, prima che il legame con la palla ovale trovasse altre forme e diventasse un impegno durato decenni. Nel Benetton era stato per vent’anni componente del consiglio direttivo, condividendo un lungo tratto della storia biancoverde. Attorno al campo erano cresciute anche amicizie che andavano oltre gli incarichi. E il rapporto con la squadra non si era interrotto quando aveva lasciato il direttivo. «Fino a prima di stare male era sempre presente in tribuna», racconta il fratello.
Il club lo ricorda come una «figura storica e vicina ai colori biancoverdi», che aveva messo a disposizione la propria grande passione per il rugby. Il presidente e tutta la società si sono stretti alla famiglia. La malattia era stata diagnosticata da oltre un anno e mezzo e le condizioni si erano aggravate negli ultimi mesi.
Giorgio tiene a ringraziare chi si è preso cura di lui, riportando quanto gli raccontava la sorella, spesso presente: «Lo hanno seguito in maniera fantastica e impeccabile. Una sensibilità straordinaria. Dopo tutta questa pena, ha potuto andarsene tranquillamente».
I funerali sono stati fissati per martedì 15 settembre alle 15.30 nella chiesa parrocchiale di San Bartolomeo a Treviso.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








