Volontari arrestati in Afghanistan"Matteo non è un terrorista"

Ore di apprensione nella Marca per la sorte di Matteo dell’Aira, l’infermiere di Emergency arrestato insieme ad altri due italiani
L’ospedale di Lashakar-Gah
L’ospedale di Lashakar-Gah
SILEA.
«Nessuno può credere che in Emergency ci siano terroristi. Siamo ottimisti: Matteo tornerà presto. Ci conforta che l’ambasciatore abbia incontrato lui e i colleghi. Stanno bene». Silvano Piazza, sindaco di Silea è il cognato di Matteo dell’Aira, l’infermiere arrestato.


Matteo dell’Aira, il trevigiano arrestato sabato pomeriggio insieme a due colleghi, è il responsabile del centro ospedaliero di Laskhar Gha, intitolato a Tiziano Terzani. 41 anni, padre di una bambina di 5, Matteo è nato a Milano, ma fino a 22 anni ha vissuto a Fontane di Villorba con i genitori e la sorella Nicoletta, ora sposata al sindaco di Silea, Silvano Piazza. Poi, la scelta di lavorare in un ospedale di Milano e l’incontro con quella che diventerà la sua compagna Paola Ballardin, nipote di Teresa Strada, la moglie di Gino, fondatore dell’associazione umanitaria, lo portano a contatto con Emergency. Così, dal 2000 Matteo per diversi mesi l’anno lavora nelle strutture sanitarie nelle zone «calde» del pianeta. Prima in Sudan, poi in Afghanistan nell’ospedale di Laskhar-Gah, dove lavorano chirurghi specializzati per le vittime delle mine anti-uomo. I bambini sono i pazienti più numerosi.


Sabato, Matteo dell’Aira si trovava in ospedale quando è stato portato via dagli uomini dalla polizia di Karzai. Ma sulla ricostruzione di quanto è avvenuto Gino Strada ha parlato apertamente di «rapimento» e di un video che mostra la presenza, fuori e dentro l’ospedale, delle truppe Isaaf. «Mostra soldati britannici non solo fuori dall’ospedale, per un cordone di protezione, ma anche all’interno». I tre operatori di Emergency, hanno ricevuto oggi la visita dell’ambasciatore Claudio Glaentzer, che li ha trovati in buone condizioni anche se scossi dopo l’interrogatorio a cui sono stati sottoposti. Ma sempre ieri, sul Times, funzionari afghani hanno rilanciato le loro accuse: i tre italiani arrestati dalla polizia afghana avrebbero «confessato» il proprio ruolo nel complotto per assassinare il governatore Gulab Mangal. «Tutti e 9 gli arrestati hanno confessato - ha insistito il portavoce del governatore di Helmand, Daoud Ahmadi - Erano accusati di avere legami con Al Qaida e i terroristi. Hanno riconosciuto il proprio crimine. Hanno detto che c’era un piano per compiere attentati suicidi negli affollati bazar, il compound del governatore Gulab Mangal, che volevano uccidere». Accuse che appaiono però assolutamente assurde per chi conosce dell’Aira e gli altri volontari.


Ieri nella casa di Silea, la sorella e il cognato hanno saputo dell’arresto qualche ora più tardi. «Siamo stati avvertiti dai responsabili di Emergency di Milano», racconta il cognato Silvano Piazza che ieri è rimasto insieme alla moglie, Nicoletta dell’Aira nella sua casa di Cendon di Silea ad aspettare notizie del fratello. «Siamo fiduciosi che la vicenda avrà una svolta positiva - ha detto il sindaco - mio cognato e tutti gli altri operatori di Emergency sono totalmente estranei alle armi, al terrorismo, alle guerre. Matteo poi è un pacifista convinto che ha sempre spiegato le sue idee in tanti convegni che abbiamo organizzato anche a Treviso, Montebelluna, Conegliano. Come si può solo immaginare che lui e gli altri colleghi preparassero attentati? E’ pura fantascienza».


Matteo dell’Aira ha tenuto un diario sui piccoli pazienti di Lashkar-Gah, un diario toccante, pieno di storie di bambini straziati da bombe e proiettili di una guerra assurda che dura ormai da troppo tempo.

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso