L’università di Treviso in tre poli secondo Cassamarca: Turazza, Salsa e Dogana
Il presidente di Fondazione, Luigi Garofalo, al forum promosso dal nostro giornale: «Concediamo spazi di alto livello in centro»

Il perimetro della Treviso universitaria potrebbe essere più ampio di quello che si ipotizza oggi. Perché se è vero che è stata appena avviata la gara per affidare la progettazione definitiva ed esecutiva del Campus di Ca’ Foscari all’ex Turazza, e se è altrettanto granitico il protocollo d’intesa firmata tra Comune e università di Padova per la realizzazione di “Casa Bo” all’ex caserma Salsa, non è detto che le due operazioni vadano ad erodere – o peggio ancora, svuotare – gli spazi del polo storico dell’università a Treviso, ovvero l’ex Dogana e il bastione San Paolo.
A profilare questo nuovo panorama degli studi d’ateneo è stato il presidente di Fondazione Cassamarca Luigi Garofalo nel corso del forum con la redazione del nostro giornale. La sua visione è ipotetica, ma basata pur sempre su un dato di fatto oggi poco contestabile.
«Ad ora vedo partire progetti e campus», ha detto Garofalo, «ma non c’è stato rettore che mi abbia allertato di qualsivoglia cambio di programma futuro nei nostri accordi. Certo, tutto può accadere» ha chiosato da fine giurista, «ma ad oggi non è accaduto, nonostante tutto quel che si è detto e scritto sui campus».
L’Università in tre poli
Ben lungi dall’essere una interposizione, quella di Garofalo è anzi un’apertura «ad un progetto universitario di Treviso che è un bene cresca, e che Fondazione è stata la prima a perseguire oltre 25 anni fa, mettendo a disposizione spazi di alto livello in pieno centro». Ed anche qui, sottolineatura non secondaria: il centro storico.
Oggi Bo e Ca’ Foscari hanno la disponibilità di aule che affacciano sul Sile. Ma se l’ateneo veneziano ne realizzerà di nuove all’ex Turazza, riqualificando gli immobili sulla sponda del fiume nel perimetro delle vecchie mura scaligere, discorso diverso va fatto per Casa Bo, che andrebbe a collocarsi fuori dal centro storico. «Siamo sicuri?», domanda Garofalo.
Nei documenti appena sottoscritti da Comune e ateneo padovano si figura l’allestimento degli spazi dell’ex Salsa per accogliere 1800 studenti, che sono più degli attuali frequentatori del Bo, ma l’università di Padova, a Treviso, non è solo giurisprudenza.
Ci sono i percorsi di infermeria, e c’è medicina, per cui si era prefigurato un campus nel Ca’ Foncello che è stato rivisto e oggi ancora in bilico.
Ed ecco che il «siamo sicuri?» di Garofalo appare più come il suggerimento di una possibile riorganizzazione universitaria trevigiana a tre poli: Turazza, Quartiere Latino, ex Salsa, con un tandem universitario targato Padova tra questi ultimi due poli.

L’impegno continua
«Il nostro impegno sul fronte universitario è ed è stato massimo» sottolinea il presidente di Fondazione Cassamarca, «prova ne sia anche il fatto che quando siamo stati costretti a chiudere il palazzo della Dogana per i problemi delle tubature, siamo subito corsi ai ripari caricandoci di un investimento da ben 1,5 milioni di euro per ripristinare puntualmente e velocemente lo stabile e riportare i corsi al loro posto».
Di qui la nuova sottolineatura: «Gli studenti sono stati portati fuori mura... Domandate se fossero felici, o quanto lo siano stati nel rientrare in centro».
Fondazione quindi non si vede assolutamente tagliata fuori, anzi. E il presidente Garofalo guarda avanti: «Il futuro è da scrivere. Ad oggi a Fondazione non è stato ufficializzato nulla, ed entrambi gli atenei a brave andranno a nuove elezioni del rettore. Possiamo quasi considerarci ne pieno del semestre bianco... Servirà un po’ per definire puntualmente quale sarà il futuro».
«Non facciamo urbanistica»
Ma se il trasloco invece fosse definitivo e completo? Garofalo allarga le braccia: «Il destino del palazzo della Dogana oggi è universitario, e non spetta a Fondazione cambiarlo. Non ci occupiamo di urbanistica, e ci occuperemo, se servirà, di trovare degni sostituti. O di inserire il palazzo in beni da valorizzare. Ma, ribadisco, ad oggi non ho alcun timore a riguardo, non avendo avuta alcuna comunicazione dai due rettori».
Quale inquilino con le valigie in mano non avrebbe fatto almeno una telefonata pro forma, vedendo foto e articoli che parlavano del suo imminente trasloco definitivo? Questo passaggio non c’è stato.
Alla propositività in ambito universitario Garofalo allega però una critica, questa sì puntuale: «Si parla di campus, che è un concetto che non appartiene alla nostra cultura e che per essere finalizzato ha bisogno di un elemento che ancora oggi manca: la residenzialità».
E qui colpisce nel segno: il perimetro delle aule è destinato ad allargarsi, ma sul fronte dell’ospitalità dei fuori sede (in aumento) le prospettive sono ancora tutte da definire, per non dire solo su carta.
L’amministrazione Conte ci crede, ed ha individuato gli immobili, ma ad oggi mancano ancora sia le risorse che i progetti ufficiali. —
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