Villa Carisi, il giardino delle meraviglie: il tesoro verde dimenticato di Treviso

Un parco storico di 10.000 metri quadrati tra piante rare, fontane e architetture ottocentesche, a pochi passi dalla Restera del Sile. Il giardino di Villa Carisi è inaccessibile da anni: i nuovi cartelli all'ingresso fanno sperare in una riapertura

Marzia Borghesi
Il giardino botanico di Villa Carisi
Il giardino botanico di Villa Carisi

Un parco lussureggiante di piante rare tra il Prato di Fiera e la Restera del Sile. Sì, proprio a Treviso: un giardino botanico bellissimo e impossibile perché da molti anni è inaccessibile alle visite «per motivi di sicurezza».

Anche se recentemente sono apparsi all’ingresso alcuni cartelli indicativi. Che sia il segno di una prossima riapertura al pubblico da parte dell’azienda sanitaria che ne detiene la proprietà?

Uno spettacolo a metà

Per adesso il cancelletto d’ingresso resta chiuso a chiave. Ma chi attraversa il ponticello che collega l’area dell’ospedale a Villa Ninni Carisi, oggi sede della direzione sanitaria e di altri uffici, può godere del colpo d’occhio sulla vegetazione e sullo specchio d’acqua artificiale che fronteggia gli edifici.

Potremmo definirla una bellezza a metà e quindi sprecata poiché al suo interno il giardino conserva pregevoli alberature, scorci sorprendenti ed elementi architettonici tipici dei giardini concepiti nel XIX secolo. Per il nostro viaggio alla scoperta del giardino di Villa Carisi abbiamo interpellato una guida davvero d’eccezione: il naturalista e botanico Bernardino Carpené che nel 2006 – direttore generale Claudio Dario – aveva curato la prima fase di intervento di restauro. Insieme all’agronomo Claudio Corazzin aveva stabilito l’asportazione degli alberi morti e pericolanti, la potatura delle parti secche, la pulizia del sottobosco dalle piante infestanti e la ricostruzione di aiuole e sentieri cancellati dalla crescita incontrollata della vegetazione.

Bernardino Carpené
Bernardino Carpené

Il piano aveva permesso anche di rimettere in funzione il sistema idraulico delle fontane, dei laghetti e dei ponticelli. Cinque anni più tardi c’era stato un secondo intervento su progetto dell’architetto Mariapia Bellis.

Il restauro

«Ero stato incaricato del restauro del giardino nel 2006» ricorda Carpené mentre sfoglia un volume ricco di fotografie, a cura di Carolina Pupo, che ne ricostruisce la storia «allora il direttore generale era Claudio Dario. Il giardino si può definire botanico per la quantità di specie arboree pregiate e rare che vi sono conservate. Certo, è un peccato che non si possa visitare, tra l’altro mi piacerebbe rivederlo».

Sui 10.000 metri quadrati di estensione del giardino svettano alberi maestosi in parte risalenti alla primitiva piantumazione.

Gli elementi

«I Ninni che ne acquisirono la proprietà, realizzarono un giardino eclettico con richiami massoni» spiega. «Fu Giovanni alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento a progettare la ristrutturazione del giardino come luogo di piacere rispettando i canoni correnti all’epoca». Dal cortile della villa aperto al transito, è possibile apprezzare la vasta pescheria delimitata da una bassa balaustra in pietra bianca con una fontana in centro.

Ma è passeggiando lungo i vialetti – cosa oggi impossibile – che si potrebbero scoprire i mille segreti del giardino ben noti a chi lo conosce: di fronte alla serra c’è una seconda fontana, più avanti una zona collinare tra giardino e boschetto con un arco moresco che funge da ingresso, e una sorta di chalet svizzero sul cui retro compare la facciata di una falsa rovina.

«La famiglia la chiamava casino di caccia» racconta Carpené. «Ci sono anche un gazebo e delle panchine in ferro battuto, oltre a delle statue di soggetto mitologico che rappresentano Cerere e Bacco». Più in là, spiega, ci sono un Davide che mostra la testa di Golia e una Giuditta che regge la testa di Oloferne.

Le specie arboree

 

«Tra le specie degne di rilievo si contano un esemplare di lagerstroemia, un arbusto di origine indiana che fiorisce, e un cedro dell’Himalaya» riassume il naturalista «poi ci sono tigli, ippocastani, querce, una sophora japonica, un bellissimo albero dai rami penduli, un cipresso, dei ginkgo biloba, delle magnolie grandiflora, carpini e lauri».

 

L’infinita varietà arborea del giardino botanico di Villa Carisi ci regala anche delle sarcococche, un arbusto sempreverde dai fiori profumati. Insomma potendolo visitare, si andrebbe di meraviglia in meraviglia. Le origini di villa e giardino affondano le radici nel XVIII secolo.

La storia

«Tutto ebbe inizio alla fine del Settecento quando i Ninni, greci di Salonicco che commerciavano con Venezia, arrivarono qui» racconta Carpené. «Acquistarono delle proprietà a Monastier. La casa di Fiera fu acquisita da Cristos Ninni, il capostipite, e fu Giovanni in seguito a progettarne la ristrutturazione».

Nel 1950 Villa Ninni venne acquistata dal professor Guido Carisi che la trasformò in clinica e vi operò fino al 1968, anno prima della morte. E poi? Acquisita dall’amministrazione ospedaliera, Villa Carisi diventò la sede della scuola e del convitto per le infermiere.

«Il giardino era aperto al pubblico» conclude il naturalista «è un luogo bellissimo che merita di essere conosciuto. Quando è stato chiuso (non più di una decina di anni fa, ndr) si era parlato di malintenzionati che si infiltravano di notte». Quando si troverà una soluzione questo magnifico luogo patrimonio della collettività, potrà tornare ad essere goduto.

 

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso