Morto dopo la spinta alla sagra,il giudice chiude le indagini: De Poi accusato di omicidio
Mario De Marchi, trentanovenne di Caerano, morì dopo 12 giorni di agonia in seguito alla caduta e al colpo alla testa durante una lite alla sagra di Fontigo nell’ottobre 2025: il cabarettista Fabrizio De Poi è accusato di omicidio preterintenzionale

Chiuse le indagini sulla morte di Mario De March i, il 39enne di Caerano, morto a causa di un pugno rifilatogli da Fabrizio De Poi, 63 anni di Pederobba, a ottobre del 2025, durante la sagra di Fontigo a Sernaglia.
La procura della Repubblica di Treviso ha notificato, nei giorni scorsi a De Poi (difeso dall’avvocato Fabio Crea) l’avviso di conclusione delle indagini nel quale la procura contesta, nero su bianco, al cabarettista di Pederobba le accuse di omicidio preterintenzionale e lesioni personali nei confronti di Velerio Torresan, cugino della vittima.
Cosa era successo
Sullo sfondo della tragedia, un equivoco su uno scherzo fatto a De Poi durante la sagra di Fontigo, dove era in corso un concerto dei “Segnali Codici”, tribute band dei Nomadi.
Il fatto risale alla sera dell’11 ottobre dell’anno scorso quando De Poi s’era recato da solo alla sagra di Fontigo per assistere al concerto della tribute band dei Nomadi.
De Poi, noto nella zona per essere un cantante e cabarettista e aver vinto nel 2022 a Rivignano in Friuli il Festival Mondiale della Canzone Funebre, s’era seduto su una panca della sagra. A un certo punto, s’era alzato per andarsene ma s’era accorto che qualcuno gli aveva sottratto il giubbotto, dove aveva riposto i suoi effetti personali tra i quali anche le chiavi dell’auto e quelle di casa.
Dopo aver cercato nelle vicinanze della panca dov’era seduto, guardandosi in giro, il 62enne aveva scorto un gruppo di persone, in un tavolo vicino, che ridevano tra di loro. Pensando che fossero stati loro a nascondergli il giubbotto, era andato ad affrontarli a muso duro invitandoli a restituirglielo.
Dodici giorni d’agonia
«Visto che ridi mi tiri fuori tu il giubbotto?», aveva detto poi a De Marchi e al cugino Valerio Torresan. È stato a quel punto che il 62enne, con un moto di stizza, aveva scaraventato il cugino della vittima a terra e aveva poi messo le mani addosso a De Marchi, facendolo cadere all’indietro tanto da fargli sbattere la testa violentemente contro lo spigolo di una panca. De Marchi non perse subito conoscenza tanto che disse a De Poi che lo avrebbe querelato per quello che aveva fatto.
Il cabarettista, da parte sua, comprendendo di aver fatto la cosa sbagliata, lo aveva aiutato a rialzarsi, chiedendogli scusa. Sul posto era stato necessario l’intervento di un’ambulanza del 118 che aveva provveduto a trasportare il ferito prima all’ospedale di Conegliano e poi Ca’ Foncello di Treviso per un’emorragia cerebrale. Da allora non s’era più ripreso. Dopo 12 giorni di agonia, i medici ne avevano dichiarato la morte cerebrale e all’indomani era stata staccata la spina del macchinario che ancora lo teneva in vita. Da qui il procedimento penale.
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