Sirti verso 430 licenziamenti. Cgil Treviso: «Risponderemo alla mobilitazione nazionale»
La vertenza Sirti arriva anche nel Trevigiano, portando con sé l’incubo di pesanti tagli occupazionali che rischiano di decimare la forza lavoro dello stabilimento di Mareno di Piave. L’azienda ha motivato la decisione con una previsione di riduzione del fatturato per il 2027 superiore a 200 milioni di euro, legata alla conclusione delle attività connesse al Pnrr. Moretto, segretario generale della Fiom Cgil di Treviso: «Sirti presenti un piano industriale credibile»

La vertenza Sirti arriva anche nel Trevigiano, portando con sé l’incubo di pesanti tagli occupazionali che rischiano di decimare la forza lavoro dello stabilimento di Mareno di Piave. A metà novembre potrebbero perdere il lavoro 430 dipendenti a livello nazionale. L’annuncio della procedura di licenziamento collettivo arriva venerdì 6 novembre, quando la Direzione aziendale ha comunicato con le organizzazioni sindacali. Al piano di tagli occupazionali si aggiunge la mancata proroga, alla scadenza, di circa 190 contratti di somministrazione, configurando un taglio complessivo che sfiora il 25% dell’organico.
Le posizioni dell'azienda
L’azienda ha motivato la decisione con una previsione di riduzione del fatturato per il 2027 superiore a 200 milioni di euro, legata alla conclusione delle attività connesse al Pnrr. Tra le professionalità indicate come coinvolte figurano operatori sul campo, addetti alla logistica, personale di staff e lavoratori della cosiddetta «super operation», la struttura che coordina gli interventi.
Nel territorio trevigiano, l’impatto maggiore si registra a Mareno di Piave, dove il sito Sirti occupa attualmente circa 150 dipendenti. La crisi annunciata riaccende i timori legati alle precedenti vertenze che hanno interessato lo stabilimento: già nel 2019 Mareno era stato coinvolto nel piano nazionale di esuberi, mentre nel 2020, a seguito di una nuova procedura di licenziamento collettivo, i dipendenti avevano preso parte alle iniziative di mobilitazione. Più di recente, nel marzo 2024, i lavoratori del sito avevano votato l’ipotesi di accordo sul premio di risultato.
Le reazioni
La reazione del sindacato non si è fatta attendere. «A Mareno non siamo davanti a numeri astratti: parliamo di lavoratori e lavoratrici, competenze e famiglie che rischiano di pagare il prezzo di scelte aziendali e di un sistema di appalti fondato sul massimo ribasso. Non accetteremo che la fine di una commessa o la mancata aggiudicazione di una gara diventino automaticamente la giustificazione per espellere lavoratrici e lavoratori», sottolinea Manuel Moretto, segretario generale della Fiom Cgil di Treviso.
«Sirti presenti un piano industriale credibile, che tuteli l’occupazione e dia prospettive ai siti produttivi. La mobilitazione nazionale avrà anche una risposta sul territorio trevigiano».
I prossimi step
Per contrastare i tagli e l’avvio della procedura, la Fiom Cgil trevigiana ha programmato delle assemblee dei lavoratori e delle lavoratrici per venerdì 13 novembre 2026. L’obiettivo è definire le iniziative di proteste. Inoltre, in coordinamento con le sigle nazionali, la categoria aderirà allo sciopero proclamato per le prime quattro ore di lunedì 16 novembre 2026. L’obiettivo della mobilitazione è chiedere un piano industriale solido e sollecitare l’intervento del ministero delle Imprese e del Made in Italy, anche nei confronti dei committenti.
Il confronto al Mimit dovrà estendersi ben oltre le prospettive di Sirti Telco, includendo anche Sirti Digital e coinvolgendo l’azienda e il fondo Pillarstone. Per la Fiom Cgil, la salvaguardia dell’occupazione passa inderogabilmente da scelte industriali di lungo periodo e da condizioni di gara che evitino di scaricare sui lavoratori la competizione al ribasso.
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