Finto poliziotto al Compro Oro Vittorio Veneto: bottino da 8.000 euro

Due negozi di preziosi presi di mira con una messinscena studiata nei dettagli: numeri della Questura di Belluno clonati, documenti contraffatti e falsi tesserini delle forze dell'ordine. Raggiro sventato alla gioielleria Speranza, colpo riuscito da Oro Vittorio Veneto

Diego Bortolotto
Compro Oro Vittorio Veneto
Compro Oro Vittorio Veneto

Due negozi di preziosi presi di mira, una truffa orchestrata con di numeri di telefono clonati e falsi documenti della polizia, con un bottino da 8.000 euro.

Giovedì i malviventi hanno provato un doppio raggiro a Vittorio Veneto, tentando prima di colpire la gioielleria Speranza, in via Lioni, e riuscendo poi a derubare il negozio Oro Vittorio Veneto, in via Da Vinci.

Da Speranza Gioielli

A ricostruire quanto accaduto alla gioielleria Speranza è uno dei soci contitolari, finito nella messinscena studiata nei minimi particolari. «Abbiamo ricevuto una chiamata dalla Questura di Belluno. Ci hanno detto che avevano catturato una banda di albanesi a Lucca, che rubava oro nelle case, e che nei loro contatti e nelle chat private era emerso il nome della nostra gioielleria», racconta il gioielliere.

Il numero visualizzato sul telefono era proprio quello della polizia di Belluno, ma era stato falsificato attraverso la tecnica dello spoofing. Non solo, i truffatori avevano anche preparato documenti apparentemente ufficiali. «Mi hanno mandato una carta intestata della Questura di Belluno dove c'erano il mio nome, i miei dati, la data di nascita e la residenza».

Documenti contraffatti

A quel punto è scattata la pressione psicologica. «Mi hanno detto che dovevo recarmi in Questura a Belluno e che non potevo mettere giù la chiamata perché era registrata per motivi di sicurezza».

Il commerciante ha preso l'auto, mentre i truffatori hanno contattato anche la sorella, altra socia dell'attività, ordinandole di presentarsi dai carabinieri. L'obiettivo era chiaro: allontanare entrambi i titolari e lasciare il negozio con le sole commesse, in modo da poter agire indisturbati. Il piano è saltato quando la sorella ha deciso di verificare quanto stava accadendo, contattando i carabinieri.

«Mia sorella ha chiamato il comando di Vittorio Veneto, che a sua volta ha contattato la Questura di Belluno, dove non sapevano niente di questa storia». Compreso il raggiro, alla gioielleria Speranza sono state abbassate le serrande e sono arrivati i carabinieri.

Il raggiro riuscito  

Ma l  a stessa tecnica era già stata replicata, a poca distanza, nel negozio di via Da Vinci. «Hanno usato la stessa procedura: una persona ha fatto vedere il tesserino da poliziotto per farsi consegnare l'oro».

In questo caso la messinscena ha funzionato e i truffatori sono riusciti a mettere le mani su 8.000 euro. I carabinieri stanno ricostruendo le modalità dei raggiri. A preoccupare, oltre alla spregiudicatezza dell'azione, è soprattutto la quantità di informazioni personali in possesso dei malviventi: nomi, date di nascita, indirizzi e dati, falsi documenti di forze dell'ordine.

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