Totila d’oro 2026: ecco tutti i trevigiani eccellenti premiati
Il Totila d'Oro 2026 celebra sei trevigiani che nei rispettivi ambiti hanno costruito carriere di livello e lasciato segni indelebili: ecco chi sono

Dal teatro alla cucina, dallo sport all'urbanistica. Dalla Fenice al Coni, dalle vittime civili di guerra ai diritti umani. Il Totila d'Oro 2026 celebra sei trevigiani che nei rispettivi ambiti hanno costruito carriere di livello e lasciato segni indelebili.
Da Andrea Erri, direttore generale Fondazione Teatro La Fenice («Un mondo capace di grandi contestazioni, ma anche di grandi amori»), a Giovanni Ottoni, pilastro del Coni. E, a prendersi la scena, in particolare, la settima premiata, la 19enne Malak Kounti, che chiede «più spazi per i giovani»: sua la prima benemerenza “Orizzonte giovane” under 25.
E non mancano le divagazioni: Romeo Scarpa, presidente Italia Nostra, nel presentare il premiato Umberto Zandigiacomi, tratteggia la figura di Totila, tirando in ballo «l'autonomia differenziata che langue», «Salvini al Papete e il ponte sullo Stretto». A Santa Caterina, davanti a 250 persone, le emozioni si intrecciano con ricordi e polemiche.
Il senso vero lo riassume il sindaco Mario Conte: «È un periodo storico in cui abbiamo bisogno di buoni esempi, persone che sappiano indicare la direzione giusta. Invito i giovani a ispirarsi al loro esempio».
Commosso l'avvocato Mario Caramel, già segretario di giunta in Regione sotto la presidenza di Luca Zaia, oggi garante regionale per i diritti umani, viene premiato «come esempio di rigore». Caramel si racconta così: «Troppe volte si parla del dipendente pubblico fannullone, qui in sala ne vedo tanti meritevoli. Per la pubblica amministrazione, è stata una vocazione: cominciai da vicesegretario al Comune di San Biagio. Giovani, se vi interessa l'ambito del pubblico, fate tutta la strada e partite dal basso».
E al riconoscimento c'è proprio Zaia, ora presidente del consiglio regionale: «L'immagine attuale della Regione è figlia anche del suo operato». Umberto Zandigiacomi sale sul palco come «artefice dello sviluppo urbanistico della città, per aver messo la sua esperienza a disposizione di Treviso con tante pubblicazioni: dal sistema bastionato alle acque di Treviso».
Una vita da architetto e in Italia Nostra, a nome di “Berto” interviene la figlia Lucia: «Il prossimo anno spero ci siano donne fra le premiate. Ricordo che le sue battaglie per le mura e le acque di risorgiva». Giovanni Ottoni, 85 anni, un'avventura ultraquarantennale da dirigente sportivo, una lunghissima esperienza da presidente del Coni («La vita allo sport e ai giovani») partendo dal piccolo mondo dell'orienteering.
«Lo sport fa risparmiare soldi alla sanità ed è il migliore sponsor del territorio», il messaggio di Ottoni. Malak Kounti, nome indicato dal consiglio comunale dei ragazzi, è definita «campionessa di buone pratiche»: dal volontariato allo sport (tre volte tricolore nel karate), passando per l'associazionismo («In tutte le cose che fa, mette valori», dice il sindaco Conte). Liceale del Da Vinci, impegnata nella Consulta provinciale e nella comunità di Sant'Egidio: «C'è bisogno di più spazi per noi giovani, abbiamo idee e siamo pronti a dialogare con l'amministrazione. Una responsabilità essere la prima a ricevere questo premio. Mi sento una giovane privilegiata, perché ho amici e una famiglia a supporto, ma non bisogna lasciare indietro nessuno».
E poi: Dino Daniotti, presidente associazione vittime civili di guerra, «promotore della cultura della pace». L'insignito, noto per le ricerche sul bombardamento di Treviso, evidenzia la volontà di «condividere la benemerenza con la famiglia». Giacomo Benvegnù, fondatore del ristorante “L'incontro”, da 60 anni dà lustro alla cucina trevigiana (lo presenta l'ex manager Ulss 2, Francesco Benazzi: «Un visionario»).
Il ristoratore, con gli occhi lucidi: «Per me non è un onore, ma un abbraccio.
Treviso è sempre stata il mio carburante». Sipario con Andrea Erri, direttore generale Fondazione La Fenice, già artefice della nascita del campus trevigiano di Ca' Foscari, esperienze alla Cini e all'università per stranieri di Siena, «un trevigiano che interpreta valori di trevigianità e passione».
Con ironia commenta: «Sono il più giovane dei premiati, ho ancora tempo per fare altro. Il futuro campus di Ca' Foscari porterà nuove conoscenze e professionalità». E a Santa Caterina irrompe Debussy, con il quartetto Dafne della Fenice.
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