Sempre meno lavoratori: a Treviso il gap vale 80 mila persone tra 15 anni

Denatalità, stipendi bassi e nuove esigenze: aziende a caccia di personale, ma il mercato non risponde

Lorenza Raffaello
Occupazione nella Marca: il difficile dialogo tra domanda e offerta
Occupazione nella Marca: il difficile dialogo tra domanda e offerta

Nell’era di internet e degli annunci web sono tornati i cartelli affissi a bordo strada, sulle recinzioni delle aziende: «Cercansi meccanici, tecnici, designer». La difficoltà a reperire manodopera, ma anche figure specializzate, passa anche da lì.

Il mismatch tra domanda e offerta di lavoro resta un tema caldo e, se la colpa secondo i sociologi e gli Hr deriva principalmente da un inverno demografico che sta gelando tutto il sistema, una quota deve essere imputata anche ad una scarsa attrattività del territorio e, non ultimo, al tema del compenso. Non sempre in linea con le attese dei candidati

I numeri della denatalità

Il centro studi della Cisl Belluno Treviso ha fornito una spiegazione per giustificare la mancanza dei lavoratori nella Marca. E tutto ha origine nella demografia. Nel 2025 la popolazione tra i 3 e i 18 anni è stata pari a 101.388 unità. La popolazione tra i 52 e 67 anni è stata pari a 217.045 unità.

Proiettando in avanti nel tempo di 15 anni, la fascia potenziale di 3/18 anni avrà 18/33 anni, l’età per entrare nel mercato del lavoro. La fascia 52/67 anni ne avrà tra 67/82 anni. Saranno, quindi, possibili uscite. La differenza per Treviso tra questi due dati è di -115.657. Applicando il tasso di occupazione si arriva ad una mancanza futura di 80 mila lavoratori e lavoratrici circa.

«Questo è il primo dato con cui dobbiamo fare i conti», afferma Francesco Orrù, segretario generale della Cisl Belluno Treviso, «Poi entriamo nella seconda fase e cioè quanto le imprese di Treviso siano attrattive. Si sta cercando di porre rimedio a questa situazione, facendo lavorare coloro che potrebbero andare in pensione o richiamandoli, quindi allungando la fase lavorativa e la seconda, su cui tra l’altro dovremmo investire, è come riuscire a attrarre figure dall’estero, ma anche da altre parti d’Italia. Il Veneto non è più un territorio attrattivo come 30 anni fa. Bisogna ripensare al tema della casa, dei trasporti e soprattutto della paga».

Fattore stipendio

Orrù ricorre ad un assunto: «Se dobbiamo permettere ai lavoratori di vivere dignitosamente, bisogna corrispondere una retribuzione che dia la possibilità di avere i servizi in modo dignitoso. Purtroppo stiamo registrando un innalzamento dei costi di moltissimi servizi a cominciare dalla casa, perché se un affitto costa 900 euro al mese e lo stipendio medio è di 1.500 euro, la situazione non è più sostenibile. La casa è solo uno dei costi, poi c’è l’abbigliamento, il cibo, il trasporto, le bollette, messe tutte insieme queste voci, viene un salasso».

Treviso, lavoratori cercansi (ma i candidati non arrivano)
Annunci di lavoro. Nella Marca difficile l'incontro tra domanda e offerta

La visione delle imprese

«In questo momento noi aziende soffriamo di una carenza di professionalità medio-basse, sia da un punto di vista del contenuto professionale, quindi la semplicità delle mansioni, ma anche da un punto di vista dell’organizzazione lavorativa, cioè quei lavori che contemplano turni e prestazioni durante il fine settimana. Sono queste caratteristiche in questo momento rendono difficile trovare lavoratori e in particolare lavoratori italiani», commenta Stefano Sancio, responsabile area sindacale, lavoro e welfare di Confindustria Veneto Est, che però aggiunge che la difficoltà a reperire lavoratori è trasversale. «Abbiamo anche difficoltà nel trovare professionalità più elevate, ma questo perché siamo in una fase storica di disoccupazione bassissima e di minore disponibilità di personale rispetto a quelle che sono effettivamente le esigenze e le richieste delle aziende. Questo è un problema che andremo a riscontrare in misura crescente col passare degli anni: il mercato del lavoro è in fase espansiva e sono più le persone che escono di quelle che riusciamo a fare entrare, di fatto continuiamo a soffrire di un gap».

La volatilità

C’è un altro fenomeno che analizza Sancio, quello della volatilità: nessuno pensa di essere assunto per un ruolo e ricoprirlo fino alla pensione: «Nessuno che entri nel mondo del lavoro che abbia 20, 30 o 35 anni ha come prospettiva di rimanere non dico fino alla fine dell’età lavorativa, ma anche cinque anni. Oggi c’è l’idea di cambiare lavoro, non solo per un discorso economico, ma anche per le condizioni, la prima domanda che i lavoratori in sede di assunzione fanno è: si lavora turni, il sabato e la domenica, ma c’è il lavoro notturno? La retribuzione non è più la priorità. Stiamo lavorando per cercare di dare maggior attrattività al territorio. Avrebbe tutte le caratteristiche per esserlo dalla qualità delle aziende, della vita, eppure nell'immaginario fa ancora fatica a imporsi». —

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