Treviso: Gentilini stronca la Lega Nord, "E' un poltronificio"

Lo sceriffo: «Il caso Ascopiave mostra un partito intento solo alle lotte di potere»
PASSERINI TREVISO PREPARATIVI PER L'ARRIO DI ZAIA AL K3 AGENZIA FOTOGRAFICA FOTOFILM
PASSERINI TREVISO PREPARATIVI PER L'ARRIO DI ZAIA AL K3 AGENZIA FOTOGRAFICA FOTOFILM

TREVISO. «Devo prendere posizione. Ed esprimere tutto il mio disgusto per la Lega di oggi, un poltronificio. Lontana anni luce dalla mia, quella gloriosa e rivoluzionaria del 1994».

Giancarlo Gentilini, lo “sceriffo” del Carroccio, due volte sindaco, altre due vicesindaco di Treviso, stronca a muso duro la Lega targata Da Re-Coin prendendo spunto dalla guerra intestina al partito scoppiata in questi giorni intorno al caso Ascopiave: il Carroccio, che a suo tempo aveva messo alla guida del colosso del gas l’ex assessore di Ca’ Sugana (fedelissimo di Gian Paolo Gobbo ma senza tessera di partito) Fulvio Zugno, nei giorni scorsi lo ha defenestrato, anche se dopo due mandati, mettendo al suo posto lo Zaia-boy Nicola Cecconato; ma Zugno, per vendetta, e per non uscire da Asco, con una piroetta ha fatto saltare il banco cacciando il leghista e altro Zaia-boy Stefano Busolin dalla presidenza di Ascotrade, prendendone il posto e aumentandosi pure l’indennità di presidente, passata da 100 mila a 130 mila euro l’anno. E ora la Lega, contrariatissima, si prepara a una nuova offensiva per cacciare Zugno da Ascotrade per rimettere in sella il disarcionato Busolin.

Gentilini, che sta succedendo?

«Sono schifato».

Ma è la solita guerra di potere, stavolta il campo di battaglia è Ascopiave.

«Che c’entra la mia Lega con questo spettacolo deprimente? Zugno, Busolin, le poltroncine, gli strapuntini nei consigli di amministrazione. Spettacolo degradante. Io non mi sono arricchito facendo l’amministratore».

Lei ha avuto per anni Zugno in giunta a Ca’ Sugana.

«E infatti ne apprezzo la professionalità. Aggiungo pure che ha fatto bene a scoperchiare le trame in Asco. Ha scoperchiato il pentolone. Ma allo stesso tempo avrebbe fatto altrettanto bene, dopo due mandati, comunque a togliere il disturbo, senza arroccarsi».

La Lega di Treviso dà il benservito a Gentilini

Ha fatto fuori Busolin.

«Altrimenti Busolin avrebbe fatto mi pare il quarto mandato da presidente: siamo fuori da ogni logica accettabile. E il suo consiglio di amministrazione di Ascotrade costava pure 180 mila euro all’anno: ma stiamo scherzando? Di fronte ai trevigiani in difficoltà tutto questo suona come una bestemmia».

Sono i partiti a mettere gli uomini nei posti di potere, non ci vanno da soli.

«Questo è il punto: mi vergogno di questa Lega che è in cabina di regia. Vedo con raccapriccio, nella gestione del segretario regionale Toni Da Re e provinciale Dimitri Coin, un partito intento solo al commercio di posti e denari. I trevigiani devono saperlo: mi dissocio dalla Lega attuale, da persone che percorrono strade lastricate d’oro disinteressandosi del popolo. Vergogna. E poi...».

Cosa c’è sceriffo?

«Io non avrei mai accettato nemmeno l’invito di Dino De Poli di entrare in Fondazione Cassamarca».

Lei non fa nomi ma il nome è quello di Gian Paolo Gobbo, di cui lei è stato per lunghi anni il braccio destro.

«Io dico che non si va con chi, per tanti anni, ha speso male soldi che non erano suoi ma dei trevigiani. De Poli doveva costruire anche case di riposo, strutture per i servizi sociali, non solo pensare all’arte che piace a lui. Erano e sono soldi dei trevigiani, quelli di Fondazione Cassamarca, non sono suoi. Non ci si può sedere al suo fianco, quindi».

Gentilini, lei non salva nessuno in Lega.

«No, uno lo salvo, è Luca Zaia: come governatore e politico è l’unico che risponde ai bisogni e ai sogni della gente».

Tanti di quelli di cui si sta parlando oggi sono però fedelissimi di Zaia.

«Io parlo di lui, non di chi è sotto di lui».

Carroccio irriconoscibile: che fare per rimediare?

«Salvini dovrebbe dare una bella ripulita, rilanciando la mia grande idea di una Lega Veneto-Lombarda-Piemontese e stop. Tornando ai valori del 94, all’attenzione per le necessità primarie delle persone».

Altrimenti?

«Siamo destinato a scomparire, non differenziandoci più come una volta dagli altri partiti. Ma prima ancora siamo destinati a perdere le elezioni, comprese quelle di Treviso».

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