Tempi della giustizia, la presidente del tribunale di Treviso risponde agli attacchi: «Qui superati gli obiettivi del Pnrr»
La presidente del tribunale di Treviso Daniela Ronzani risponde ai vertici di Confartigianato: «Lavoro, durata delle cause ridotta negli ultimi 5 anni e inferiore al dato medio regionale»

Giustizia civile a rilento? La presidente del tribunale di Treviso Daniela Ronzani replica all’attacco arrivato nei giorni scorsi dai vertici di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana.
«I tempi dei procedimenti civili definiti nei tribunali ordinari dal 2024 sono tornati ad allungarsi, rendendo sempre più complesso il raggiungimento degli obiettivi fissati dal Pnrr, che prevedevano entro giugno 2026 una riduzione del 40% dei tempi di trattazione rispetto al 2019» commentava duramente il presidente Armando Sartori facendo riferimento in particolare ai tempi dei procedimenti civili in tema di lavoro che collocherebbero Treviso al 69° posto tra le province italiane.
Il Pnrr per il settore Giustizia ha stabilito il raggiungimento entro giugno 2026 lo smaltimento finale con una riduzione del 90% dei procedimenti pendenti 31.12.2022, aventi data di iscrizione comprese tra l’01.01.2017 e il 31.12.2022. «Il tribunale di Treviso già alla scadenza del III trimestre del 2025 ha non solo raggiunto, ma superato l’obiettivo di smaltimento, con una percentuale di abbattimento del 92%» evidenzia la dottoressa Ronzani in una lunga nota indirizzata a Sartori.
Il Pnrr ha stabilito inoltre la riduzione del 40% del “disposition time”, ovvero il tempo previsto per la definizione di un procedimento, dato dal rapporto tra le pendenze e il definito per l’anno in valutazione, moltiplicato per 365 gg. Tale obiettivo, è stabilito a livello nazionale e ricavato dalla somma dei 3 gradi di giudizio (Tribunale, Appello, Corte di Cassazione).
«Il Pnrr non indica quindi quale obiettivo un tempo medio di definizione di una causa civile, ma solo un obiettivo di riduzione percentuale. Il suo raggiungimento, se valutato a livello di singolo tribunale, è quindi tanto più difficoltoso quanto più i tempi di definizione di quel Tribunale, all’anno 2019, erano già contenuti».
«Il tribunale di Treviso, alla data del 30.6.2025 presenta un tempo di definizione di 359 giorni, sostanzialmente in linea con quello dell’anno 2019, quando il tempo di smaltimento era stato di 353 giorni, con una differenza del tutto trascurabile di 6 giorni. Si tratta di un tempo di definizione inferiore all’anno. Comparando tale dato con quello degli altri Tribunali, emerge che solo in n.35 tribunali il tempo di definizione è attualmente inferiore ai 300 giorni (su un totale di 140 tribunali) e che Treviso si colloca comunque nella fascia di definizione inferiore all’anno (risultato raggiunto da n. 20 Tribunali, Treviso compreso)» prosegue Ronzani nella nota.
«Per quanto attiene all’asserita graduatoria tra i vari tribunali, al di là della relatività di tale dato che non tiene conto delle diversità anche territoriali dei vari tribunali e dove una comparazione a tal fine è priva di fondamento e comunque suggestiva e fuorviante, si segnale che il Tribunale di Treviso si assesta al 53° posto a livello nazionale quanto a tempi di definizione».
«L’applicazione della riduzione del 40% sui dati del solo Tribunale di Treviso dovrebbe portare ad un tempo di definizione di n. 212 giorni. Tale tempistica è poco compatibile con la struttura del processo Cartabia che prevede la fissazione della prima udienza nel giudizio ordinario entro 120 gg. dalla notifica dell’atto di citazione, che diventano 150 gg. in caso di notifica all’estero. Lo stesso Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Treviso, Avv.to Diego Casonato, ha poi evidenziato che la riforma Cartabia progressivamente introdotta dal 2023, vede un impegno di studio preventivo da parte del Giudice, anche nella calendarizzazione delle udienze per esperire il tentativo di conciliazione, con conseguente evidente dilatazione dei tempi».
«I tempi di definibilità si scontrano poi con una realtà che riguarda l’intero apparato del Tribunale che annovera, allo stato, uno scoperto di circa il 50% del personale amministrativo; un organico della Magistratura togata con una scopertura del 18%; l’assoluta incertezza sulla conferma e che in che misura degli Addetti all’Ufficio del Processo che, ormai, sono divenuti un supporto imprescindibile per il buon andamento della giustizia. Si aggiunga la precarietà di un sistema informatico che necessariamente va implementato e che spesso non è in grado di far fronte alle esigenze quotidiane, senza sottacere le note criticità per l’utilizzazione delle App nel processo penale telematico».
«Va poi rilevato smentendo il dato fornito da Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, che alla data del 30.6.2025 i procedimenti pendenti finali erano 5166, con un numero di sopravvenuti di 2539 e con una definizione di 2606 cause e, quindi, con un indice di ricambio di 1,03, dettato appunto dal numero superiore delle cause definite rispetto a quelle iscritte».
«Infine, per quanto riguarda il settore del Giudice del Lavoro deve evidenziarsi che: la durata delle cause si è fortemente ridotta negli ultimi 5 anni ed è inferiore al dato medio del Veneto (il DT è 369 gg per le cause di lavoro e 308 gg per le cause di previdenza; nel 2020 era di 481; il dato medio Veneto è 458). Il settore è in equilibrio perché le sopravvenienze e le definizioni sono pressoché pari (con un indice di ricambio di 0,91 nella materia del lavoro e di 1,18 nella materia previdenziale)».
«I positivi risultati sono stati ottenuti nonostante l’aumento del 66% negli ultimi 5 anni delle sopravvenienze passate dal dato di 1195 iscritti del 2021 al dato attuale di 1989 e le gravose applicazioni dei Giudici trevigiani alla Corte d’Appello di Venezia (solo da settembre 2025 l’ufficio lavoro ha un organico di 4 Giudici effettivi, con la possibilità di un ulteriore recupero di efficienza)».
«I dati riportano la fotografia di un Tribunale con elevata produttività e con tempi di risposta definitoria in media con gli altri Uffici del territorio e comunque compatibili con una realtà che annovera un bacino di utenza di oltre 884.000 abitanti» conclude Ronzani.
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