Vite spezzate sulle strade, le parole delle madri: «Il nostro dolore aiuterà qualcuno»
I racconti di Barbara Vedelago e Barbara Rizzotto: i loro Davide e Jessica sono stati uccisi sulla strada senza avere alcuna colpa: «Non resta altro che il silenzio»

«Non resta altro che il silenzio. E quegli sguardi che ti si incollano addosso». Barbara Vedelago ha imparato a reggere il peso dell’incredulità negli occhi dei ragazzi a cui racconta la sua storia. «Sono la mamma di Davide Pavan. Mio figlio era un utente debole della strada. L’8 maggio del 2022, a Paese, è stato travolto in sella al suo scooter da un poliziotto ubriaco. Aveva 17 anni».
Quando Barbara prende parola, nel parcheggio di San Liberale, cala il silenzio. Ancora una volta seicento sguardi le si incollano addosso. «Mettetevi al volante senza alcol e stupefacenti in corpo. State attenti, tanto attenti, soprattutto agli altri», ribadisce, «ricordatevi sempre che a casa c’è chi vi aspetta».
Tra i seicento studenti raggruppati nel parcheggio non si alza neppure un filo di voce. A rompere il silenzio è la testimonianza di un’altra mamma. Barbara Rizzotto condivide la stessa ferita. Quando prende parola non c’è distrazione, non c’è mormorio.
«Una persona che non ha rispettato il codice della strada ha cambiato totalmente la mia vita. Il 30 gennaio del 2022 ho perso mia figlia Jessica e mia nipote Sara lungo la A28. Avevano 20 e 26 anni. Io e mio marito eravamo in auto, loro procedevano proprio di fronte a noi. Avevano a bordo le due bambine di mia nipote, una di quattro e l’altra di due anni. La strada è rimasta vuota durante tutto il tragitto finché non è apparso un uomo ubriaco al volante. Viaggiava a 180 chilometri orari con il telefono in mano. Le ha travolte senza vederle. Sono morte entrambe sul colpo. Le bambine sono riuscite a salvarsi. Io e mio marito siamo finiti fuori strada, ma siamo ancora qui. Quell’uomo si è capovolto più volte nell’auto, ma è riuscito a uscire e scappare senza neppure chiamare i soccorsi».
Da due anni Vedelago e Rizzotto affiancano il professor Marino Biscaro durante le lezioni di sicurezza stradale dedicate agli studenti del territorio. Raccontano ai ragazzi cosa succede il giorno dopo, provano a dare voce alla disperazione di chi resta. Non si sono tirate indietro neanche per il Drive Camp, organizzato ieri mattina dalla Provincia di Treviso per il progetto Sos Guida Sicura.
«È sempre complesso raccontare: significa rivivere ogni volta quegli attimi. È una scelta dolorosa, ma necessaria. Nessun genitore può far pace con un destino che gli ha strappato un figlio, ma portiamo le nostre testimonianze per aiutare i ragazzi a comprendere che anche un solo attimo al volante può fare la differenza», ammettono le due mamme, «forse è proprio questo che ci dà la forza di continuare a farlo: pensare che questo dolore, condiviso ad alta voce, non sia vano. Che anche una sola persona si ricordi delle nostre storie prima di mettersi al volante. E che da quel ricordo possa nascere una scelta diversa, più attenta. Magari in grado di evitare che si consumi un’altra tragedia». —
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