“Soffiate” alla lucciola per il sesso agente cacciato dalla polizia

Capo pattuglia delle volanti avvertiva una giovane ungherese dei controlli anti-prostituzione a incastrarlo le intercettazioni telefoniche in cui rivelava le retate dei colleghi sul Terraglio
Di Marco Filippi

È stato destituito dalla polizia di stato L.B., il sovrintendente 52enne, capo pattuglia della squadra volante di Treviso, che nell’aprile dell’anno scorso, finì sotto inchiesta per concussione, favoreggiamento della prostituzione e rivelazione di segreto d’ufficio. L’agente era stato accusato di aver favorito la prostituzione di una lucciola ungherese, in cambio di favori sessuali, violando così anche il segreto d’ufficio. La destituzione è stata notificata all’oramai ex agente della questura di Treviso dopo la definizione della sua posizione processuale con un patteggiamento a due anni e due mesi di reclusione, in tribunale a Venezia. Nella stessa indagine, con l’iniziale accusa di favoreggiamento, finì nei guai anche un collega del sovrintendente destituito, ma la posizione di quest’ultimo è stata nel frattempo archiviata, dopo essere riuscito a chiarire la sua posizione e l’estraneità alle accuse.

Il poliziotto finì sotto inchiesta durante un’indagine sullo sfruttamento della prostituzione di alcune prostitute dell’Est che esercitavano sul Terraglio a Mestre. L’operazione, coordinata dai pubblici ministeri veneziani Alessia Tavarnesi e Lucia D’Alessandro, scattò nel febbraio del 2013 e portò in manette quattro ungheresi tra i quali una prostituta di 25 anni che, secondo l’accusa, il sovrintendente proteggeva in cambio di prestazioni sessuali gratuite.

Durante le indagini erano emersi gli stretti rapporti tra la ragazza ungherese, accusata di insegnare il mestiere della strada alle giovani appena arrivate dai paesi dell'Est, e il poliziotto, i cui telefoni erano poi stati intercettati. Il 17 settembre del 2012, ad esempio, gli investigatori ascoltarono il colloquio durante il quale il sovrintendente trevigiano avvertiva la lucciola: «Stasera», le spiegava, «tutto a posto. Stasera puoi lavorare». Lei e le sue colleghe battevano sul Terraglio, in zona Mestre. Mentre il 27 settembre l’agente la metteva in guardia: «Stasera no lavoro. No stasera perché questura, polizia. Capito?». Secondo la procura veneziana, il sovrintendente trevigiano «in cambio di favori sessuali gratuiti, forniva tempestivo e puntuale avviso di tempi e modi dei controlli delle forze dell'ordine nella zona Terraglio tra Venezia e Treviso».

In un'occasione, inoltre avrebbe sollecitato la prostituta ungherese a disfarsi del cellulare e della sim card perché aveva saputo che stavano intercettandola. Nel corso delle indagini, gli investigatori hanno intercettato anche le telefonate della giovane ungherese, che al marito e protettore raccontava che «il poliziotto le ha consigliato di non uscire a lavorare perché dalle 21 alle 4 ci sarà la polizia che porterà dentro le ragazze che lavorano sulla strada».

Dopo l'arresto la donna ha definitivamente compromesso il poliziotto, raccontando che lui, in cambio di favori sessuali, le aveva fornito il preventivo avviso dei controlli programmati sul Terraglio. Per quanto riguarda la ricompensa sessuale, l’agente l'avrebbe ottenuta anche in orario di servizio e addirittura a bordo della volante. Per evitare a sua volta di essere intercettato, il poliziotto avrebbe utilizzato per comunicare con la prostituta ungherese anche il telefono del sindacato di polizia al quale era iscritto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso