Scoppia la lite per motivi razziali Accoltellato

cavaso del tomba

«Che cosa sei venuto a fare qui che c’è il coronavirus. Ma perchè non te ne torni in Africa?». «Siete venuti voi a prenderci le zanne di elefante nel nostro paese»... E via di botta e risposta, fino alle coltellate. Un’escalation, l’aggressione verbale fra Nicola Mina e S.M.W., sabato pomeriggio nel centro di Mare di San Pietro di Cadore (Belluno), finita con un colpo di coltello. I due solo per un momento sono sembrati separarsi dopo il primo parapiglia, poi Mina avrebbe tirato fuori l’arma bianca e ha colpito il 47enne venditore ambulante senegalese. Un colpo dritto all’addome, assestato frontalmente, che pur nella sua violenza non ha lesionato organi vitali per fortuna: S.M.W. è stato pugnalato all’altezza dello stomaco, da destra verso sinistra.

Il senegalese di 47 anni residente a Cavaso del Tomba, piuttosto corpulento, è in prognosi riservata all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, ma non in pericolo di vita. Tutto da spiegare questo gesto così grave ad opera dell’uomo cadorino, e le motivazioni che hanno spinto a un atto che avrebbe potuto uccidere. La magistratura non ha valutato l’ipotesi di tentato omicidio, così come gli inquirenti sgombrano il campo anche da una ipotesi di rissa: si è trattato di una lite tra due persone.

Lesioni aggravate: questa l’ipotesi di reato attualmente in carico al bellunese, al quale è stata evitata una cella del carcere di Baldenich perchè in questo periodo di Covid si cerca sempre di scongiurare qualsiasi possibilità di contagi, anche se remotissima. Su Mina, che in questi giorni incontrerà il suo difensore, pesano comunque delle aggravanti: sia l’uso dell’arma bianca, il coltello estratto per colpire il 47enne senegalese, sia i futili motivi. L’aggravante dei motivi razziali da contestare al 28enne è ancora in via di valutazione da parte della magistratura che ha disposto gli arresti domiciliari per il cadorino, dopo il primo arresto in flagranza operato dai carabinieri. —

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