Una lezione di scienze che non si faceva da trent’anni: la Collezione Scarpa riparte dai bimbi delle elementari
Ieri nel Seminario una selezione della Collezione di Storia Naturale Scarpa è stata riaperta dalla Diocesi per alcune classi delle scuole della città. Lo stupore dei bambini e degli insegnanti: «Un’emozione»

Tre classi delle elementari di Treviso giovedì mattina hanno avuto la possibilità di trovarsi a tu per tu con gli animali della Collezione di storia naturale Scarpa. Nessun alunno aveva più potuto farlo da trent’anni, da quando l’esposizione è stata chiusa a tutti per i problemi statici degli spazi che la ospitavano. È stato un evento, non può essere chiamato diversamente, sia per il valore culturale dell’aver riaperto seppur temporaneamente un tesoro di scienza, sia per lo stupore che ha regalato al piccolo pubblico, l’elemento che forse rende ancor più improcrastinabile ragionare sul futuro della Collezione.
L’esposizione
Allestita nei giorni scorsi all’interno della biblioteca settecentesca del Seminario Vescovile (un teatro raro e unico, oltre che affascinante) dal curatore della Collezione Scarpa, Giannantonio Zanata Santi, ha rimesso sotto i riflettori un’ottantina di specie diverse in un percorso di scienza naturale che poteva spaziare dai pesci ai rettili, seguendo per piccoli e grandi uccelli, pinguini, iguana, tartarughe fino a piccoli e grandi mammiferi.
Un percorso didattico unico, con un cicerone altrettanto speciale: don Paolo Barbisan, il responsabile dei beni culturali della Diocesi di Treviso, che ieri ha guidato una ad una le tre classi tra teche e piedistalli raccontando le storie che ogni specie portava con sé.
L’emozione
È passato tanto tempo dall’ultima volta in cui le classi hanno potuto girare tra l’incredibile patrimonio della Collezione Scarpa, oltre 5000 specie raccolte tra fine Ottocento e primi Novecento dal professore trevigiano attingendo a mercati, scienziati come lui, avventurieri e giramondo.
Ma l’effetto della Collezione sui suoi spettatori non è cambiato: tanti occhi sbarrati, incuriositi, tanta voglia di toccare, altrettanta di fare domande, sapere, capire. Perchè se è pur vero che oggi rispetto al passato televisione e film hanno raccontato molto, è altrettanto vero che questa introduzione massiva dei media alle specie di tutto il mondo ha reso gli originali ancor più interessanti perchè veri.
Ed allora ecco tanti bambini indicare l’“Edvige” di Harry Potter tra i vari rapaci esposti, scoprendo che è il gufo delle nevi ed ha storia e caratteristiche diverse da altri. Ecco gli alunni stupire davanti a un piccolo iguana dalle Galapagos, imbalsamato oltre cent’anni fa da Scarpa e forse vissuto al tempo in cui Darwin passava per le isole pacifiche. «Magari si sono proprio visti..» ha strizzato l’occhio all’uditorio in visita ieri don Barbisan. Chissà. E se anche non fosse vero ...è stato il racconto del possibile a rendere tutto più interessante.
Ieri tra muri di libri della biblioteca settecentesca del seminario vescovile di storie se ne sono sentite tante, per la curiosità dei bambini, ma anche di insegnanti e accompagnatori, stupiti nel ritrovarsi ad ammirare quegli animali che videro tanti anni fa, alunni come quelli a cui oggi insegnano.
Curioso raccontare come Scarpa, cent’anni fa, raccolse tra le specie rarissime perfino quella nutria che oggi infesta i nostri fossati, o fosse riuscito a procurarsi addirittura un cucciolo di balena mai nato.
Oppure il famoso grifone, arrivato in veneto probabilmente dalle isole croate, catturato nelle campagne di San Biagio prima che avvinghiasse una bambina per portarla via e immortalato in quel gesto dalla copertina di allora della Domenica del Corriere. E poi la vicenda il topo delle piramidi, dell’antilope del generale inglese o del piccolo lemure. Solo alcune delle specie esposte.
Venerdì si replica
La lezione di scienza con la Collezione Scarpa si replica oggi, con altre quattro classi delle elementari trevigiane. E chissà mai, forse verrà riorganizzata a settembre, con l’inizio dell’anno. Tantissime le classi che avrebbero voluto partecipare all’evento, e non solo delle elementari.
L’interesse scolastico per la collezione è grande, in ogni ordine e grado, dentro e fuori Treviso. Serve la possibilità di poterlo soddisfare. Lo sa bene don Barbisan, primo sostenitore del progetto di riapertura al pubblico della collezione che la tribuna di Treviso ha fortemente sostenuto fin dall’inizio raccontandone il valore.
«Una risposta fantastica»
«Tutti insieme abbiamo messo in atto un’azione importante, abbiamo riaperto un museo che era stato fulcro della cultura cittadina italiana» ha detto don Barbisan, «la Scarpa è una collezione scientifica importante, ricchissima, a suo modo unica sia sotto l’aspetto naturalistiche scientifico, che deve essere rivalutata e rivalorizzata». Ieri ha percepito in prima persona il risultato della scommessa di riaprire al pubblico seppur a tempo e con una selezione dei 5000 pezzi.
Un esperimento che nell’ultimo mese ha tenuto impegnata Diocesi, curatore, volontari, Seminario.
«Gli alunni son stati incredibili, dimostrando l’interesse che speravamo di stimolare, intelligenze vive che con i loro insegnanti hanno potuto trovare nella Scarpa nuovi stimoli di apprendimento, racconti da riportare a casa, di certo un’esperienza da ricordare come è stato per tanti trevigiani nel corso del Novecento» (La Collezione è stata donata da Scarpa al Seminario nel 1914 e poi allestita come Museo di Storia Naturale fino agli anni Novanta).
Ora la città
Dopo la lezione di oggi, la selezione della Collezione Scarpa riaprirà i battenti alla città il primo fine settimana di giugno: due giorni in cui chi vorrà potrà visitare l’esposizione temporanea prima che torni nei magazzini sperando di uscirne presto, ancora. «Anche questa una scelta importante» segue il responsabile dei beni culturali della Diocesi di Treviso, «perchè la Scarpa è un ruolo identitario della città, tanti di noi hanno visitato la mostra quando erano bambini, con insegnanti o genitori, per questo vogliamo che la Collezione torni al suo pubblico. È un’opera di consapevolezza della città e di civiltà. Questa collezione deve tornare viva, per tutti».
Non è una sfida da poco, servono dei mecenati che si spera di intercettare anche grazie alle emozioni che la Scarpa non smette di regalare.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








