Pulizia delle scuole, è caos A gennaio 40 addetti a casa per mancanza di diploma

Pulizia delle scuole nel caos: se non succede un miracolo, il primo gennaio 2020 quasi 40 addetti in provincia si troveranno di colpo senza un posto di lavoro. È il frutto di decisioni ministeriali inserite nella legge Finanziaria con l’obiettivo di “internalizzare” il servizio ora affidato a società esterne, vincitrici di regolare appalto. A Treviso opera la bolognese Rekeep che garantisce le pulizie nelle scuole dell’obbligo, dalle elementari alle superiori. Nella Marca sono 145 le persone impegnate in questo settore e tutte hanno ricevuto nei giorni scorsi una lettera di licenziamento. «Le nuove disposizioni del governo prevedono che tutti i servizi presso le scuole vengano svolti da personale statale e pertanto il tuo rapporto con Rekeep dovrà necessariamente cessare», si legge nella missiva firmata dalla direzione del personale. Non mancano i dettagli e la descrizione dei tentativi fatti dall’azienda per scongiurare tale eventualità. Per lavorare nelle scuole è necessario presentare domanda al Miur entro le ore 14 del 31 dicembre utilizzando il canale online: www.miur.gov.it. La selezione è definita sulla base di alcuni requisiti: assenza di carichi penali, possesso della licenza media e il fatto d’aver lavorato per almeno 10 anni presso istituzioni scolastiche ed educative statali come dipendente a tempo indeterminato. Considerando solo il terzo elemento, facilmente verificabile dalla ditta, gli esclusi sono almeno 34.

Un numero in realtà più alto, perché si ipotizza che molti degli impiegati non posseggano la licenza media. Per questo la notizia ha messo in allarme i lavoratori, in gran parte donne con bassa scolarizzazione. Difficile pensare per loro un diverso collocamento nel mondo del lavoro. C’è un altro fattore critico da considerare: i posti accantonati nelle singole province non corrisponderebbero al numero degli addetti che attualmente svolgono servizio nelle scuole. Ad esempio, nelle aree in cui opera Rekeep (Triveneto, Lombardia ed Emilia-Romagna) risultano accantonate risorse a copertura di 1.330 unità lavorative, a fronte di 1.948 addetti oggi operativi. Ciò significa che non tutte le persone potranno essere assunte dal Miur, ma anche che potrebbero non essere assunte nella provincia e nell’istituto in cui attualmente lavorano.

Tempi e paghe potrebbero infine essere inferiori.

La norma è attualmente al vaglio del Parlamento ed è stato anche aperto un tavolo di crisi presso il consiglio dei ministri per cercare di salvare il futuro di questi lavoratori. —

Laura Simeoni

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