Il dentista rapinato: «Un dramma anche per la famiglia del giovane arrestato»
L'odontoiatra di Pieve di Soligo Alessandro Bubola si sta riprendendo dopo l’assalto nella sua casa e rivolge un pensiero ai genitori del 18enne in manette per il colpo, che il figlio conosceva

«È un dramma anche per la famiglia di quel ragazzo, che si è rovinato per sempre la vita». L'odontoiatra Alessandro Bubola ha un pensiero per i genitori e i familiari di Alil Mashkuli, il 18enne arrestato per la rapina nella sua villetta e già autore di un colpo analogo nell'abitazione della famiglia Doimo a Refrontolo un anno fa.
Il figlio ventenne Rolando, che aveva aperto la porta, ha subIto intuito che quel giovane che impugnava la pistola lo conosceva. Dal tono di voce e i tatuaggi sono diventati un segno di riconoscimento inconfondibile. Sapeva chi era perché salivano sulla stessa corriera per andare a scuola e nelle serata frequentavano i locali della zona. È stato Rolando a togliergli la pistola dalla mano e a quel punto il rapinatore si è scagliato contro il padre, il dentista che venerdì è stato di nuovo ricoverato in day hospital perchè ha avuto altri dolori in seguito all'aggressione.
Come sta adesso, dottor Bubola?
«Sono stato dimesso dall'ospedale di Vittorio Veneto, ho riportato una frattura del naso, tagli al viso e contusioni, la mia prognosi è di trenta giorni».
Suo figlio Rolando, dunque, ha capito che si trovava di fronte un ragazzo che conosceva?
«Sì, Il rapinatore è stato riconosciuto da mio figlio, aveva condiviso i viaggi per andare a scuola prendendo la corriera, momenti di festa frequentando locali, la piazza. Rolando lo ha immediatamente riconosciuto dal tono di voce e gli ha detto: “Cosa stai facendo?”. All'inizio abbiamo creduto fosse uno stupido scherzo. Ma hanno sfondato la porta e abbiamo visto che avevano pistola e coltello. Rolando ha avuto il sangue freddo di dargli un colpo sulla mano e ha fatto volare la pistola a terra. Il rapinatore ha quindi aggredito me e io ho cercato di difendermi e di respingere quei tre. È stato istinto di protezione della famiglia, per difendere il valore della vita, uno spirito di reazione».
Dopo poche ore le forze dell'ordine hanno fermato il 18enne con cui ha avuto la colluttazione. Era lui alla guida della banda?
«I carabinieri sono stati molto bravi, li ringraziamo ancora per come ci hanno assistito e il lavoro che hanno fatto e stanno facendo. Sono stati molto efficaci trovando subito il principale responsabile e recuperando tra l'altro tutta la refurtiva».
Cosa le rimarrà di questa terribile esperienza?
«Fortunatamente abbiamo una rete di amicizie e molta stima. Sono contento di questa solidarietà, mi rendo conto che siamo assuefatti alla violenza. Viverla in prima persona è stato drammatico. Un'esperienza che fortifica e fa riflettere sulla complessità della società in cui viviamo. Da un lato, oltre al mio dramma personale, ho pensato alla famiglia di questo ragazzo, nato in Italia, cresciuto in Italia, al dramma della sua famiglia perché un figlio ha fatto delle cose così scellerate. Sarà un dramma anche per quel ragazzo perché si è rovinato la vita, un percorso anche per lui drammatico».
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