Protesi, corruzione e favori, un trevigiano sotto inchiesta
Lavora per Amplifon. Sono coinvolti nell'indagine anche due medici. Contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, abuso d’ufficio, truffa e concussione

TREVISO. Paolo Stefani, trevigiano residente a Breda in via del Monaco 26, responsabile veneto di Amplifon, è al centro di un’inchiesta che vede coinvolti due medici dell’ospedale di Rovigo. Contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, abuso d’ufficio, truffa e concussione. I medici sono Giuliano Menaldo, 62 anni, di Padova, primario di Otorinolaringoiatria a Rovigo; Giada Zoso, 32 anni, residente a Padova, medico chirurgo specializzato in audiologia e foniatria.
L’indagine condotta dai carabinieri del Nas di Padova con i colleghi di Rovigo e coordinata dal pm della procura rodigina Dario Curtarello, riguarda la prescrizione di apparecchi acustici. Nasce da un esposto giunto in procura, definito «molto circostanziato», che disegna un sistema di favori e compensi ai medici coinvolti per prescrivere apparecchi di una determinata azienda piuttosto che di altre. Gli apparecchi costano in media fra i 4 e i 5mila euro, l’affare è assicurato.
Tutto è filato liscio fino a quando, alcuni anni fa, è cambiato qualcosa all’ospedale di Rovigo. Qui entra in gioco una delle tante aziende leader nel settore, che ha un’agenzia in provincia di Rovigo. Quest’ultima avrebbe proposto «favori» a uno dei due medici in cambio del monopolio per la rivendita di protesi acustiche: questo è quanto sostiene l’esposto. Si parla di circa 200 mila euro all’anno.
Secondo quanto riscontrato dagli investigatori, il denaro non era comunque sufficiente per avere il monopolio totale. Così Giuliano Menaldo, primario di Otorinlaringoiatria, si sarebbe avvalso della collaborazione di un altro medico, Giada Zoso, per indirizzare i pazienti verso Amplifon. Che, in questo modo - stando alle indagini -, beneficiava di tutte le richieste di protesi acustiche provenienti dagli ospedali di Rovigo e di Trecenta.
Tra i diversi reati contestati a uno dei due medici, la truffa aggravata ai danni dell’Usl 18. Nell’attività esercitata intra moenia il professionista avrebbe utilizzato il personale tecnico audiometrista del reparto, fatturando esclusivamente a suo favore l’intera prestazione. Gli investigatori stanno anche accertando un presunto clima intimidatorio nel reparto. I medici che decidevano di prescrivere apparecchi diversi da Amplifon venivano messi all’angolo. Chi sottostava alle regole imposte, avrebbe beneficiato di favori, gli altri no.
Il grande accusatore è un super-testimone, sentito a lungo dagli investigatori padovani e rodigini. Ora si lavora per accertare quanto fitti fossero effettivamente i rapporti tra il primario e l’agente trevigiano.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso
Leggi anche
Video








