Licenziato, appicca il rogo in azienda: è lo stesso fermato in Galleria Rialto

Il 25enne è stato arrestato dai carabinieri. Danni per 50 mila euro. Il titolare: «Aveva confessato di essere un ladro»

Andrea Dossi
L'incendio nella ditta di Villorba
L'incendio nella ditta di Villorba

Una vendetta folle, quella messa in atto domenica pomeriggio alla Trevi House, azienda specializzata in bioedilizia e case in legno che ha sede in via Albert Einstein nella zona industriale di Villorba: un uomo di 25 anni che era stato licenziato, è tornato nella sede dell’azienda dando a fuoco una casetta e distruggendo le auto e i camion parcheggiati a colpi di spranga. I carabinieri lo hanno arrestato mentre si trovava ancora all’interno del perimetro aziendale. L’uomo, di origine Kosovara e domiciliato ad Istrana, è uno dei i trenta respinti lo scorso febbraio dalla zona rossa di Treviso. È la stessa persona che era stata identificata lo scorso 8 aprile in Galleria Rialto a Treviso dove, ubriaco, aveva preso calci le vetrate del negozio Spicy.

Il bilancio del raid

Una casetta in legno ridotta in cenere, camion distrutti, impianti di condizionamento fuori uso e danni stimati tra i 40 e i 50 mila euro. Ma a colpire maggiormente non è solo la cifra, quanto l’assurda sequenza degli eventi e la fredda spavalderia dell’aggressore. Tutto ha avuto inizio tre giorni prima del raid. Bledi Begaj, 42 anni, titolare della Trevi House da 12, racconta con amarezza il motivo della rottura del rapporto lavorativo, iniziato appena un mese prima: «Lo avevamo assunto per dargli una possibilità, mi aveva contattato tramite i social, ma non faceva il suo dovere. Circa tre giorni fa si è presentato al lavoro, in ritardo, con un’oca. Diceva che l’aveva portata perché in azienda abbiamo l’erba e che doveva stare qui per mangiare».

L’oca rubata

Alla richiesta di spiegazioni sulla provenienza del volatile, il giovane aveva ammesso di averlo rubato. Una confessione che aveva scoperchiato un vaso di Pandora di illegalità, con il giovane che avrebbe vantato legami con un gruppo dedito ai furti a Istrana, dove custodirebbe diverse bici elettriche sottratte ai legittimi proprietari.

La minaccia

Al momento della consegna della lettera di licenziamento, il giovane aveva lanciato una minaccia: «Non siete furbi, tornerò a distruggere tutto». Una promessa mantenuta domenica intorno a mezzogiorno. Secondo le ricostruzioni, il 25enne è arrivato sul posto probabilmente in autobus, scavalcando poi il cancello della ditta. Armato di una spranga di ferro trovata sul posto, ha iniziato un pestaggio delle proprietà aziendali: ha colpito i camion, l’impianto di climatizzazione, le auto e persino le grondaie.

Poi, il gesto più grave: ha dato fuoco a una casetta in legno utilizzando carta e un accendino, dopo aver aperto le bombole del gas per alimentare l’incendio. Ha tentato di appiccare le fiamme anche al capannone principale, fortunatamente senza successo. «Abbiamo i filmati delle telecamere – spiega Begaj, che guida un team di 6 persone –. Dopo aver fatto i suoi bisogni nel cortile, si è disteso sul prato, si è seduto sul muretto a fumare. Ci stava aspettando, probabilmente voleva che noi reagissimo fisicamente invece noi non lo abbiamo nemmeno toccato».

L’arrivo in sede

Quando il titolare è arrivato in sede, intorno alle 17.10, si è trovato davanti a una scena surreale: l’ex dipendente lo guardava e rideva, esclamando: «Hai visto quanti danni ti ho fatto»?. La furia del giovane non si è fermata lì: ha minacciato anche la titolare di un’attività vicina, che ha prontamente allertato le forze dell’ordine, e ha inveito anche contro i vigili del fuoco giunti sul posto per domare il rogo e mettere in sicurezza l’area.I video della sorveglianza sono ora al vaglio degli inquirenti per ricostruire ogni istante di questo pomeriggio di violenza.

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