Premio alle botteghe storiche «Il turismo rilancia la città»

«La qualità è ciò che paga», questo è lo slogan coniato dalle attività commerciali e di ristorazione storiche di Conegliano. Cinque esercizi hanno avuto il riconoscimento di “Luogo storico del commercio” da parte della Regione Veneto. Gioielleria oreficeria Carlo Bottega, Caffè al teatro, Trattoria Stella, bar ristorante Belvedere al castello, Mode Antonella sono stati premiati con una targa ieri in municipio da amministrazione comunale, presente il sindaco Fabio Chies, e Ascom, con il presidente Maurizio Gibin.
«Prodotti, serietà, essere sempre presenti, ma sopratutto qualità», sottolinea Sergio Collot, da 46 anni gestore del ristorante al castello di Conegliano. «La qualità magari fa guadagnare un po’ meno, ma alla lunga paga. Non servono segreti, la qualità deve essere sempre il faro dell’attività».
un ano fa altri sei
Lo scorso anno altri sei negozi e locali – Valigerie Marisa, Calzature Paludetti, Pasticceria Alpago, Ristorante al Salisà, Pasticceria Firmino, Calzoleria Cancian – avevano ottenuto il riconoscimento della Regione. «Noi abbiamo iniziato il primo gennaio 1973», ricorda Collot, «in questi anni la città e la stessa attività sono completamente cambiate e anche gli avventori e i clienti lo sono. In meglio, direi. Abbiamo tanti turisti e questa è una grande fortuna, stanno crescendo molto, alcuni vengono e poi ritornano».
Prosecco e colline Unesco sono il binomio che sembra già funzionare anche a Conegliano in funzione turistica. «In questi ultimi mesi c’è stata un po’ di crescita, ma ancora non siamo riusciti a capire se è una “normale” crescita del turismo, oppure se effettivamente la nomina a patrimonio dell’umanità abbia già dato i suoi frutti», dice il ristoratore. «Quest’anno infatti abbiamo avuto presenze e turisti fino a tutto il mese di ottobre, cosa che non avveniva, è stata una novità. Il turismo nel periodo natalizio è consueto. Ci sono sempre più stranieri, principalmente austriaci e tedeschi, ma sempre più anche olandesi, inglesi, russi, cinesi e anche brasiliani».
ritorno alle origini
Il rapporto che si è consolidato con la città di Garibaldi da una quindicina d’anni, ha portato molti antenati dei Coneglianesi emigrati nell’800 a ritornare sulle orme e nei territori d’origine. «Non conoscono l’italiano, parlano un dialetto che nemmeno noi parliamo più», sorride Collot.
i sapori e l’ambiente
Bollicine e paesaggi sono il “veicolo” trainante, tra esercenti e commercianti c’è la volontà di ampliare e comprendere quale sarà il futuro, per intercettare sempre più turisti. «Vogliamo capire attraverso la rete d’impresa se effettivamente le presenze sono già aumentate per l’Unesco», spiega il gestore del ristorante al castello, «oppure era un trend già consolidato». Proprio il castello e i giardini sono i simboli di Conegliano. Tra pochi giorni andrà in pensione dopo 38 anni lo storico custode della torre e giardiniere, Graziano Guolo.
«Mi dispiace perché c’è sempre stata una proficua collaborazione, una bravissima persona, purtroppo adesso nemmeno noi sappiamo chi verrà», è un po’ affranto Sergio Collot.
«Ci sono dei lavori da fare in castello, ci dicono che i soldi sono sempre pochi, noi abbiamo sempre fatto la nostra parte. Abbiamo fatto delle migliorie, anticipando parte dei soldi per ristrutturare le mura, altri interventi li abbiamo fatti a nostre spese. Stiamo dialogando, ci sarà il tempo per fare altri investimenti. Quando sarà conclusa la passeggiata (il percorso realizzato dagli alpini sul lato nord ndr) ci sarà un’altra opportunità per attirare turisti, a vantaggio di tutta la città». —
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