Morì di caldo nel cantiere, il gip: si indaghi sulla ditta
Il caso del decesso di Ait El Hajjam Brahim, residente a Loria. La tragedia nell’area di una scuola a Bologna. La procura aveva proposto l’archiviazione, il giudice mette sotto la lente l’appalto

C’è un colpo di scena nelle indagini sulla morte di Ait El Hajjam Brahim, 47 anni, originario del Marocco, per oltre vent’anni residente con la famiglia a Loria, dove aveva sede anche la sua azienda, la Veneto Pavimenti Sas, di cui era titolare. Il suo dramma era finito al centro della cronaca nazionale a fine giugno scorso, dopo essere stato stroncato da un malore, mentre lavorava nel cantiere della scuola Jussi di San Lazzaro, sotto un caldo torrido che superava i 40 gradi. Una morte “certificata” per caldo durante un lavoro preso in appalto per rifare la palestra e un parcheggio dell’istituto scolastico.
Dopo che la famiglia dell’imprenditore edile s’è opposta all’archiviazione dell’inchiesta della procura di Bologna, attraverso il proprio legale, l’avvocato Paola Miotti, il giudice delle indagini preliminari Nadia Buttelli ha ordinato al pubblico ministero Elena Caruso, titolare del caso, di iscrivere nel registro delle notizie di reato per omicidio colposo i nomi del legale rappresentante della ditta appaltatrice dei lavori, la Balestri srl, del direttore dei lavori e del committente dell’opera.
Stando alle indagini, infatti, il 25 maggio dell’anno scorso, il coordinatore per l’esecuzione dei lavori, durante un sopralluogo nel cantiere, dove perse la vita l’imprenditore marocchino, riscontrò la presenza di tre ditte, tra cui appunto la Veneto Pavimenti Sas, con titolare e due operai, impegnati nella posa del calcestruzzo. Dal controllo documentale, risultò che la ditta di Ait El Hajjam Brahim non aveva alcuna autorizzazione ad accedere al cantiere.
Per questo motivo, il coordinatore trasmise alla Balestri, alla direzione dei lavori e al Comune il verbale di sopralluogo con richiesta esplicita di fornire la documentazione necessaria per regolarizzare l’accesso della Veneto Pavimenti Sas nel cantiere. Regolarizzazione che non sarebbe mai stata effettuata.
Dopo la tragedia, la titolare della Balestri srl, interpellata dagli ispettori dello Spisal del capoluogo emiliano sul rapporto con la Veneto Pavimenti Sas, avrebbe negato qualsiasi legame con l’azienda della vittima sostenendo che non aveva alcuna autorizzazione per entrare nel cantiere, cosa che, secondo le testimonianze raccolte, non sarebbe stata possibile visto che a regolare gli accessi era appunto la ditta appaltatrice dei lavori.
Ait El Hajjam Brahim abitava con la famiglia in via Adone Brunello nella frazione di Bessica e il giorno della tragedia i parenti e la comunità islamica si riunirono a casa dell’impresario per dare conforto alla moglie Aicha e ai figli straziati dal dolore. Fatalità volle che la morte di El Hajjam avvenisse poche ore prima che la Regione Emilia-Romagna emanasse una nuova ordinanza che dal 2 luglio e fino al 15 settembre vietava il lavoro dalle 12.30 alle 16 a ogni lavoratore e lavoratrice dei settori più esposti al caldo, come i cantieri edili.
La morte di Ait El Hajjam Brahim innescò la rabbia dei sindacati che in coro protestarono: «Non è accettabile morire di caldo mentre si lavora. Non possiamo più assistere impotenti a questo stillicidio di vite spezzate».
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