«Piano casa devastante per centro storico e Sile»

Il Pd va all’attacco in Regione e chiama a schierarsi i sindaci della Marca «Rischi concreti di cementificazione selvaggia in città e vicino al fiume»
Di Federico Cipolla
SCATTOLIN MESTRE 22/02/08 Sala conferenze Centro culturale Candiani, conferenza sulla Sanità. Nella foto Pigozzo. © Bertolin M.
SCATTOLIN MESTRE 22/02/08 Sala conferenze Centro culturale Candiani, conferenza sulla Sanità. Nella foto Pigozzo. © Bertolin M.

Dal Partito Democratico parte la rivolta contro il Piano casa della Regione. I consiglieri regionali Claudio Niero e Bruno Pigozzo hanno avanzato una proposta di legge per modificarlo, e ora chiamano a raccolta tutti i sindaci. «E’ un errore madornale, è stata tolta qualsiasi possibilità di controllo ai comuni», spiegano. Il Piano casa secondo gran parte del Pd, e anche per molti sindaci che ora sperano in uno stop dalla Corte costituzionale, consiste di fatto in una deregulation a favore dell’edilizia. «Ne potrebbero pagare le conseguenze anche centri storici, come quello di Treviso, e parchi, visto che non è stata prevista alcuna tutela per essi», ha spiegato Niero. Al contrario dei due piani casa precedenti, infatti, ai comuni è stata tolta la possibilità di stabilire in che limiti applicarlo nei propri territori. A ciò si aggiunge il fatto che questo Piano casa consente ampliamenti fino al 120 per cento dell’esistente. In caso di demolizione dà diritto a ricostruire la cubatura già presente più l’80 per cento e, nel caso si facciano interventi a favore dell’accessibilità per i disabili, un ulteriore 40 per cento. Insomma potrebbe derivarne una cementificazione selvaggia, secondo molti.

Il parco del Sile, per fare un esempio concreto, non sarebbe salvo. «Si sono create le premesse per un’ulteriore compromissione del paesaggio, soprattutto nelle zone turistiche, montane e agricole», hanno proseguito i due consiglieri del Pd, ieri mattina di fronte a molti amministratori locali.

Sono tre gli articoli della proposta di legge avanzata per modificare il Piano casa. Il primo esclude i parchi regionali dall’applicazione, e cancella la possibilità di ampliamento su un lotto distante fino a 200 metri dal parco; il secondo restituisce ai comuni la possibilità di limitare l’attuazione del piano, adottando criteri di protezione per esempio per i centri storici; infine il terzo propone la creazione di un regime transitorio per accogliere le domane di ampliamento arrivate entro il 31 gennaio.

Molti sindaci stanno chiedendo che la Corte Costituzionale blocchi il piano: lo ha fatto Cornuda, e altri si accoderanno. Il motivo è che la legge toglie ai municipi la pianificazione del territorio, una facoltà data ai comuni proprio dalla Costituzione.

A Treviso il sindaco Giovanni Manildo ha assicurato che intende dare battaglia, ma in giunta non la pensano tutti allo stesso modo. L’assessore all’Urbanistica, Paolo Camolei, a caldo, aveva dimostrato un certo favore nei confronti del piano. Tra le sue pieghe c’è anche una norma che stabilisce come il cambio di destinazione d’uso non debba essere sottoposto ad autorizzazioni comunali. Un cavallo di Troia per centri commerciali e megastore, secondo molti.

I due consiglieri del Pd hanno chiesto il sostegno dei sindaci, che sono stati ufficialmente invitati ad approvare in consiglio un ordine del giorno che appoggia la proposta di legge regionale del Pd. In molti già ieri hanno voluto assicurare il loro sostengono: nella sede provinciale del partito c’erano rappresentanti delle amministrazioni di Caerano, Carbonera, Zero Branco, Casier, Cavaso del Tomba, San Biagio, Giavera.

«Non si può rivitalizzare un settore ad ogni costo», ha detto Giuseppe Scriminich sindaco di Cavaso: «Sarebbe come rilanciare il distretto delle scarpe di Montebelluna facendo lavorare tutti in tuguri. E’ l’impianto che è sbagliato».

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