Park Dal Negro, il faro del Comune sulle rotte illegali dei migranti

Indagine sulla filiera di agenzie che portano i senza dimora nel capoluogo. I migranti vengono agganciati sui social, pagano una somma ed entrano in Ue

Andrea De Polo
Polizia locale di Treviso durante lo sgombero del Dal Negro lo scorso 16 aprile
Polizia locale di Treviso durante lo sgombero del Dal Negro lo scorso 16 aprile

 

Tre volte vittime. La prima, quando qualcuno in Nepal, o in Pakistan, o in Bangladesh, promette loro (a caro prezzo, fino a diecimila euro) un futuro radioso in Europa. La seconda, quando arrivano a Treviso e scoprono che l’alloggio consiste in un giaciglio di fortuna tra le auto parcheggiate al Dal Negro. La terza, quando il lavoro promesso si rivela, molto spesso, un cappio, un’occupazione sotto caporali, in agricoltura. Lo scandalo Dal Negro finisce, ora, anche sul tavolo del Comune, che vuole fare chiarezza su quanto portato alla luce dall’inchiesta della Tribuna sulle rotte illegali dei migranti dal Far East a Treviso.

Il sindaco

Un tema su cui il sindaco Mario Conte era stato buon profeta nei mesi scorsi, ipotizzando una regia illecita dietro agli arrivi al multipiano, confermata dai racconti raccolti dalla Tribuna. Esistono veri e propri pacchetti proposti all’estero a chi vuole partire e cercar fortuna: pasti alla Caritas, dormitorio al Dal Negro, documenti in questura (con annesso secondo dormitorio al park Appiani).

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Il tutto con una procedura legale fino alla Romania, paese Ue. «È quello che dico da sempre, c’è la regia di qualcuno dietro agli arrivi. E questo fa arrabbiare» commenta il sindaco Conte.

«Il sistema si regge tutto su investimenti delle pubbliche amministrazioni per bonificare e pulire gli spazi, ma oltre la volontà di integrazione e accoglienza, questo sistema non sta in piedi. Non possiamo accogliere tutto il mondo. Prendiamo atto di quanto letto sulla Tribuna, che conferma i miei sospetti, e valuterò come agire. Faremo tutte le verifiche dal punto di vista delle norme. Si intrecciano temi sociali, di sicurezza, di caporalato. Queste persone sono vittime più volte: da quando partono pagando per un’illusione, a quando arrivano qui a dormire». Lo sgombero annunciato per giugno? «È confermato, ed è semplicemente il ripristino di un luogo».

La situazione oggi

Gli effetti del primo sgombero, quello di metà aprile, sono durati un paio di giorni. La situazione tra gli anfratti del Dal Negro è tornata quella che si vive da un anno: giacigli di fortuna, diffusi, tra le auto in sosta e sotto gli sguardi perplessi, o preoccupati, dei pendolari. Sono decine, oggi, i senza dimora che si rifugiano al Dal Negro.

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Con una novità: negli ultimi giorni sono arrivate anche due donne, una delle quali si è ricongiunta al marito che l’attendeva al multipiano. Con le valigie, come se fosse un vero trasloco in albergo. Il rebus è di difficile soluzione: il nuovo sgombero sposterebbe soltanto il problema, anche perché diversi migranti hanno rifiutato soluzioni alternative (pagate da privati benefattori) pur di restare vicini al posto di lavoro, un “benefit” che il Dal Negro garantisce.

 

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