Non c’è alcuna traccia di innesco Il rogo Chiari & Forti è un rebus

Nella relazione dei vigili del fuoco per la Procura si evidenzia che mancano prove dell’attentato Le 20 campionature eseguite finora tra le macerie non hanno rilevato residui di sostanze acceleranti
Di Marco Filippi
Ferrazza silea incendio ev chiari e forti
Ferrazza silea incendio ev chiari e forti

SILEA. Che quello del mulino della “Chiari & Forti” sia stato un incendio di origine dolosa c’è più di qualche sospetto. Ma di prove, finora, non ce ne sono. I vigili del fuoco hanno concluso il lavoro di campionatura e analisi delle macerie, una ventina in tutto, nel corso di questi due mesi e mezzo, in particolare i resti dei rivestimenti di legno del mulino di Silea, ma dai laboratori dell’Arpa di Venezia anche il responso sull’ultimo prelievo, inviato dieci giorni fa, è stato negativo.

Non sono state trovate tracce di acceleranti o inneschi che certifichino l’azione dolosa. I vigili del fuoco ed i carabinieri della compagnia di Treviso si apprestano, ora, a portare in procura il rapporto dei responsi negativi dell’Arpa di Venezia. Starà poi al sostituto procuratore che coordina le indagini, il pubblico ministero Massimo De Bortoli, decidere se siano sufficienti per le indagini la ventina di prelievi effettuati finora dai vigili del fuoco o se sarà necessario invece continuare con la campionatura e l’analisi dei resti a caccia delle prove dell’origine dolosa del rogo scoppiato il 7 aprile scorso nell’area di Silea. La celerità con cui si è sviluppato l’incendio, l’assenza di corrente elettrica all’interno dell’edificio e la coincidenza con l’asta del manufatto, uno dei più importanti esempi di architettura industriale del ‘900, tre giorni dopo il rogo, erano tutti elementi che facevano propendere per la matrice dolosa dell’incendio del mulino della “Chiari & Forti”. Ora però qualche dubbio c’è. L’incendio si sviluppò poco dopo le 19 del 7 aprile scorso. Le fiamme si sprigionarono dal piano terra dell’edificio storico e si propagarono rapidissime lungo la verticale dei sei piani dello "Stuckyno", il vecchio Mulino Toso del complesso industriale che ospitava l'impero dell'Olio Cuore, affacciato sul Sile. Tutti i piani del mulino crollarono ed è proprio tra i resti carbonizzati dei rivestimenti in legno che i vigili del fuoco, in questi due mesi e mezzo, hanno effettuato le campionature da inviare poi direttamente al laboratorio dell’Arpa.

Il sospetto degli inquirenti è che quelle fiamme, partite dal piano terra dell’edificio di Silea e sviluppatesi rapidamente fino all’ultimo piano dello storico edificio, avessero uno scopo ben preciso: che servissero ad abbassare il prezzo dell'area, e a eliminare ogni ostacolo, come può rappresentare un edificio storico, con tutti i vincoli ad esso legati, a eventuali speculazioni, in vista dell’asta che si sarebbe tenuta da lì a tre giorni in tribunale a Treviso. Non a caso, ora, dopo il rogo, la base d’asta è stata abbassata.

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