«Moschee non più vietate Ora le vogliamo in Veneto»

Dodici associazioni islamiche del Veneto scrivono al governatore Luca Zaia per chiedere maggiore attenzione e spazi di culto, appellandosi a una recente sentenza della Corte Costituzionale. La missiva spedita ieri anche al presidente del consiglio regionale veneto Roberto Ciambetti, parte da un atto giuridico che potrebbe aprire nuovi fronti oppure spalancare finestre di dialogo, a seconda di quale sarà la risposta. «La Corte Costituzionale» scrivono i rappresentanti islamici di area maghrebina, «ha dichiarato incostituzionali e, conseguentemente annullato, due disposizioni della legge regionale della Lombardia in materia di localizzazione dei luoghi di culto». Le norme censurate della cosiddetta “legge anti-moschee” producevano secondo i firmatari una «forte compressione della libertà religiosa senza che a ciò corrispondesse alcun reale interesse di buon governo del territorio». Cosa c’entra la Lombardia con il Veneto? «La Regione del Veneto ha emanato nel 2016 una legge simile che ha prodotto gli stessi effetti: per molte persone della nostra fede e di altre confessioni, la preghiera collettiva è diventata illegale e da praticarsi clandestinamente».
La sentenza della Corte Costituzionale si appella all’articolo 19, quello sulla libertà religiosa, offrendo la possibilità di riaprire “una seria discussione sul tema della regolamentazione dei luoghi religiosi”. Ciò produrrebbe ricadute nella Marca trevigiana dove si stanno diffondendo microcentri legati alle singole etnie, guidati da imam non sempre moderati. È il caso di Pieve di Soligo o di viale Brigata Marche a Treviso: in entrambi i casi gli imam bengalesi sono stati arrestati perché accusati di metodi violenti nei confronti dei bambini. Se tutto fosse regolamentato questo non accadrebbe. Lo dicono i firmatari: «La regolamentazione è necessaria e deve fondarsi su tre principi: libertà di culto, trasparenza totale, rispetto della Costituzione».
In Veneto le comunità islamiche sono pronte ad affrontare questa discussione e tra le tante sigle firmatarie troviamo l’associazione Assalam (La Pace) di Mogliano guidata da Fakir Taher, accanto all’imam vicino alla comunità marocchina di Treviso Tanji Bouchaib. Queste associazioni già nel settembre 2014 avevano incontrato il presidente Zaia, presentando in quello che definiscono «un cordiale e incoraggiante incontro», un documento con proposte precise che ritengono ancora oggi valide: avvio di una scuola veneta per la formazione degli imam, definizione di uno statuto tipo per le associazioni e centri culturali islamici, obbligo di registrazione e pubblicazione in un sito internet unico di tutte le informazioni con testo accessibile dello Statuto, nominativi del responsabili, sedi, orari e altro.
La trasparenza garantisce sicurezza, mettendo all’angolo chi vorrebbe diffondere pensieri estremisti. «Cari presidenti è tempo di armonia e di rispetto e non di contrapposizioni» concludono i referenti delle associazioni, convinti che i musulmani, come le persone di ogni fede o laiche, siano parte integrante del Veneto. In gran parte lavoratori con le loro famiglie, alcuni anche imprenditori. Molti sono cittadini italiani, molti altri (alcune migliaia) avendone i requisiti, hanno già da tempo presentato domanda di cittadinanza e sono in attesa di risposta. —
Laura Simeoni
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