"Basta morti sul lavoro": in 200 alla fiaccolata per Mattia Battistetti

A Montebelluna la manifestazione promossa da Cgil, Cisl e Uil contro infortuni e decessi sul posto di lavoro. Formazione, controlli e aumento degli ispettori le richieste alle istituzioni: «Farsi male o morire nel mondo del lavoro non è giusto e soprattutto si può evitare»

Enzo Favero
La manifestazione per dire basta ai morti sul lavoro (foto Macca)
La manifestazione per dire basta ai morti sul lavoro (foto Macca)

Erano più di duecento mercoledì 14 gennaio a Montebelluna alla fiaccolata contro le morti sul lavoro e per ricordare Mattia Battistetti, il giovane montebellunese schiacciato da un carico caduto da una gru nell’aprile del 2021.

A indirla le tre organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil. «Abbiamo scelto di tenerla a Montebelluna», ha spiegato Gianluca Fraioli di Uil, «in memoria di Mattia Battistetti che fa parte purtroppo di quel triste numero di persone che sono uscite per lavorare e non sono più tornate a casa». «Abbiamo scelto Montebelluna», ha aggiunto Sara Pasqualin di Cgil, «perché questo Comune ha registrato una morte che poteva essere evitata».

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La fiaccolata e gli striscioni

Si sono radunati nel piazzale del Duomo. Tante le bandiere delle tre organizzazioni sindacali con uno striscione della Cgil “Zero morti. Sicurezza sul lavoro”, quelli dei lavoratori della Somec e della Electrolux, e un altro sorretto da alcuni ragazzi con la scritta «le morti sul lavoro non sono mai una fatalità».

Il corteo si è avviato lungo il corso ed ha raggiunto il municipio, dove sono intervenuti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali. Solo allora si è sbloccato il traffico in centro città, imbottigliato lungo via Garibaldi. Dal palco sono intervenuti i tre rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil che hanno posto l’accento sulla necessità della formazione, dei controlli, dell’aumento degli ispettori, di arrivare a non avere più morti e infortuni sul lavoro.

L’appello dei sindacati

«Si sta correndo il rischio che la morte sul lavoro ma anche l’incidente diventino un’abitudine per l’opinione pubblica», ha affermato Fraioli, «la nostra provincia negli ultimi due anni ha avuto un abbattimento del numero dei morti, ma non negli incidenti. Abbiamo portato a casa dei risultati, ma non è sufficiente. Zero morti sul lavoro non è un’idea, ma una realtà che possiamo ottenere, che dobbiamo raggiungere e che appartiene al nostro modo di essere umani». Quattro morti sul lavoro quest’anno in Veneto, dati ancora terribili nell’ultimo decennio».

A cosa servono le nuove tecnologie e il progresso se poi si tutto questo si paga con la vita di lavoratori. Anche un solo morto per noi è una sconfitta. Ormai da un decennio i numeri sono sempre gli stessi: oltre 13 mila denunce di infortunio nel 2014, oltre 13 mila nel 2025 in provincia di Treviso», ha detto Francesco Orrù di Cisl, «non è qualcosa di straordinario, ma purtroppo sta diventando una tragica normalità. Non deve essere così. Come va avanti il progresso scientifico, tecnologico, culturale, allo stesso modo deve progredire il concetto di valore della vita umana che va messa al primo posto. Prima di qualsiasi programma ci deve essere la salute dei lavoratori. Morire sul lavoro non è solo inaccettabile, ma anche ma è anche ingiustificabile. Non dimentichiamo che dietro a questi numeri ci sono persone: uomini, donne, ragazzi, ragazze che hanno perso la vota, famiglie intere distrutte».

La cultura della sicurezza

L’indicazione che è stata data è insistere sulla formazione, aumentare gli ispettori e potenziare la cultura della sicurezza. «Abbiamo visto che negli ultimi dieci anni c’è anche in provincia di Treviso uno zoccolo duro di morti e infortuni sul lavoro», ha sottolineato Pasqualin di Cgil, «la fiaccolata di questa sera parte da un principio: dobbiamo lasciare da parte la rassegnazione, dobbiamo smetterla di dire che può succedere perché non deve succedere. Farsi male o morire nel mondo del lavoro non è giusto e soprattutto si può evitare. Dobbiamo mettere al centro dei nostri ragionamenti le lavoratrici e i lavoratori: sono, prima di tutto, delle persone».

Poi il corteo si è snodato in via Garibaldi dove c’è la panchina bianca in memoria di Mattia Battistetti e dove era stata posata una corona d’alloro in suo ricordo.
 

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