Settant’anni di Nea, oasi lungo il Sile tra cicchetti e ciacoe

Da frasca per barcari a Silea a cuore della movida: uno dei luoghi simbolo della Marca taglia il traguardo dei settant’anni di attività. Il titolare Walter Caldato: «Ecco la storia della mia osteria democratica»

Giovanna Dalla Francesca
Un evento alla Nea a Silea
Un evento alla Nea a Silea

Qualcosa che frigge, qualcosa che cuoce piano, qualcosa che sa di domenica anche quando è un giorno qualunque. Gli aperitivi al tramonto, le sedie all’aperto, le voci che si mescolano. Il Sile lì accanto, con la sua aria lenta, l’alzaia, la luce che cambia sull’acqua. E le persone: lavoratore in pausa, amiche sorridenti, famiglia coi bambini, cliente di sempre.

L’Osteria da Nea compie 70 anni e, come spesso accade ai luoghi che durano davvero, la sua storia non sta solo nelle date. Sta nelle trasformazioni, nelle abitudini che cambiano. Sta in una parola che Walter Caldato usa più volte: convivialità.

La storia

A raccontare la storia è lui, Walter, oggi alla guida dell’osteria di Silea insieme alla sorella Samanta. Il locale esisteva già prima della gestione della famiglia Caldato. Nel Dopoguerra era una frasca lungo il fiume, vicino al porto di Silea, frequentata dai barcari del Sile. Un luogo verace, legato all’acqua e al passaggio, prima ancora che alla ristorazione.

Nel 1956 Anselmo Caldato ed Evelina Bruniera, nonni di Walter, acquistarono l’osteria e i campi sul retro. Da lì cominciò una storia familiare che avrebbe attraversato generazioni. La frasca divenne un punto di riferimento per il paese. Poi, negli anni Ottanta, con l’arrivo in attività di Giuseppe Caldato, padre di Walter, il locale cambiò passo. Furono costruite la cucina e una nuova sala, dando un’impronta più ristorativa. Accanto a Giuseppe, la moglie Norina Bigolino e il fratello Franco.

Il racconto

«Mio papà ha investito molto sulla cucina», racconta Walter. Prima l’Osteria da Nea era soprattutto una frasca, poi anche ristorante: fu uno spartiacque. Giuseppe Caldato morì giovane, nel 1997, a 46 anni, colpito da un tumore. Walter era appena rientrato dal militare e si trovò davanti un’eredità enorme, non solo economica o lavorativa.

«Non è stato facile», ricorda. A sostenerlo furono la madre, lo zio e poi la sorella Samanta, allora ancora minorenne, che sarebbe entrata in società negli anni successivi. In questi settant’anni l’osteria è cambiata molte volte, come cambiano le abitudini di chi la frequenta.

Le trasformazioni

Una volta c’era il cliente anziano del mattino, quello che si fermava a giocare a carte. Oggi, racconta Walter, i giovani sembrano godersi di più il momento dell’aperitivo: arrivano prima, stanno insieme, rientrano verso le 22. Prima si lavorava di più anche dopo cena. Il tempo cambia, e un’osteria che vuole restare viva deve accorgersene senza perdere se stessa. Una delle trasformazioni più visibili è arrivata con la musica.

Negli anni Duemila i concerti iniziarono quasi per sfizio, dice Walter, come una cosa da condividere con gli amici. Poi, semplicemente, «è scappata di mano». La gente cominciò ad arrivare numerosa e l’Osteria da Nea divenne conosciuta anche fuori provincia. A curare la parte artistica è Samanta, che segue concerti ed eventi e ha contribuito a dare al locale quella doppia anima: osteria storica e luogo contemporaneo di incontro.

La clientela

Il risultato è un posto molto trasversale. «Democratico», dice Walter. Un locale dove si siedono accanto chi esce dall’ufficio, chi arriva in bici, le famiglie con i bambini e i clienti di sempre. Da Nea, l’idea resta quella delle osterie di una volta: condividere un momento, stare insieme, stare bene. Molti, racconta Walter, gli hanno detto negli anni che sono fortunati ad avere un posto così bello. Ma lui non vuole che la bellezza diventi una spiegazione troppo facile. «Di posti belli ce ne sono tanti, anche lungo il fiume», osserva.

Portare avanti un’attività per così tanto tempo richiede altro: lavoro, impegno, capacità di attraversare lutti, cambi di abitudini, persino una pandemia. Forse si misura anche da dettagli più piccoli: da chi ha lavorato lì per un periodo, magari mentre studiava, tra fine settimana e turni, e poi, quando quella stagione finisce, continua a tornare per salutare. Per Walter è un buon segnale: presenze rimaste legate a quel luogo.

La festa e il futuro

Quanto al futuro, Walter non lo forza. Ha due figlie, di 19 e 14 anni. «Siamo arrivati a questo, le future generazioni non lo sappiamo», dice. Non vuole che le figlie si sentano obbligate a continuare. Devono seguire i propri sogni, i propri desideri. Per ora sembrano interessate ad altro, e lui se ne dice quasi contento. Poi, chissà.

Domenica 14 giugno, dalle 16 alle 23, l’Osteria da Nea festeggerà i suoi settant’anni con una festa aperta a tutti, a ingresso libero, organizzata insieme a Suonica. La data iniziale era il 2 giugno, poi rinviata per il maltempo. Ci saranno musica, dj set, zona bambini con animazione e giochi “de ’na volta”. Alle 17 è previsto anche un momento istituzionale con la sindaca di Silea, Angela Trevisin.

Per una volta, la famiglia Caldato ha scelto di non vivere la festa con l’assillo del lavoro: il cibo sarà affidato ai food truck, per potersi godere la giornata e stare con chi passerà a salutare. Dopo 70 anni, festeggiare significa anche concedersi il tempo di guardare le persone arrivare, riconoscerle, rivedere volti vecchi e nuovi. «Ne abbiamo viste di persone passare», dice Walter. E forse è proprio questo il patrimonio più grande dell’Osteria da Nea. Lunedì, poi, ricorrono insieme l’anniversario della morte e il compleanno del padre Giuseppe. Come se questi settant’anni tornassero, quasi senza volerlo, al loro punto più delicato: un padre che ha cambiato il destino del locale investendo nella cucina, un figlio che ha dovuto imparare in fretta, una sorella che negli anni ha portato musica ed eventi, e una comunità che continua a riconoscere l’Osteria da Nea come uno dei suoi luoghi.

 

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso