Marca, la corsa delle high tech: valgono tra il 20 e il 30% del Pil provinciale

Le aziende che si occupano di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse in 5 anni sono aumentate di oltre 50 unità, passando dalle 987 del 2020 alle 1.039 censite al terzo trimestre del 2025

Lorenza Raffaello
Esempio di tecnologia industriale
Esempio di tecnologia industriale

Se le big tech d'Oltreoceano mirano a creare valore nell'economia globale, nel nostro piccolo, anche le aziende trevigiane, che si occupano di high tech e informatica, sono in corsa produrre utili nel tessuto economico del territorio. E in un momento in cui la manifattura, comparto d'elezione dell'economia nel Trevigiano, stenta a performare come ci aveva abituato, questi risultati non posso far altro che bene ai nostri imprenditori e alle Pmi. Numeri alla mano, secondo i dati dell'Osservatorio della Camera di Commercio di Treviso e Belluno le aziende che si occupano di produzione di software, consulenza informatica e attività connesse in 5 anni sono aumentate di oltre 50 unità, passando dalle 987 del 2020 alle 1.039 censite al terzo trimestre del 2025. Realtà che valgono il 20-30% del Pil economico della provincia, vale a dire oltre 8 miliardi di euro. Sono aziende specializzate nello sviluppo software e applicazioni, esperti nella consulenza IT, nei sistemi informativi e nella gestione infrastrutture, ma anche realtà che offrono assistenza tecnica, cybersecurity fino alle più tradizionali web agency e soluzioni digitali. Insomma, sono i protagonisti di un comparto sempre più centrale nell'economia. Secondo gli addetti al settore stiamo attraversando un periodo di transizione tra la fase dell' "investo per provare a vedere se lo strumento funziona" e la misurazione tangibile dei risultati in azienda e dei ricavi effettivi generati da Ai e tecnologia. Secondo loro, sarà solo questione di tempo.

Dall'industria 4.0

«Sono passati quasi 10 anni dalla legge sull'Industria 4.0 che apriva la strada alla digitalizzazione nelle aziende, le Pmi avevano partecipato poco fino a quel momento», ricorda Roberto Santolamazza, direttore generale di T2i, l'ente di ricerca e incubatore di startup del sistema camerale veneto che affianca le aziende nei processi di innovazione per la competitività sui mercati. «Al tema della digitalizzazione si era integrato poi quello della sostenibilità. Gli imprenditori si sono accorti che erano elementi di competitività importanti, addirittura vitali e i risultati non sono tardati ad arrivare: chi ha investito ha avuto una crescita di mercato».

Roberto Santolamazza, direttore T2i
Roberto Santolamazza, direttore T2i

All'intelligenza artificiale

«Oggi il tema di intelligenza artificiale, e più in generale di tecnologia, va molto di moda. In gran parte le aziende hanno bisogno di essere affiancate da un implementatore, per questo sono cresciute le agenzie e le aziende che vendono servizi di supporto e di sviluppo», spiega Santolamazza, portando un esempio: «T2i è un incubatore certificato e tra le start up che abbiamo visto nascere, una cinquantina in tutto il Veneto, almeno una decina, il 20%, si occupano di intelligenza artificiale applicata ai temi di sostenibilità, segno che questo settore sta vivendo un momento di grande vitalità». Il direttore di T2i arriva a quantificare il loro valore nell'economia della Marca: «Questo mondo di servizi vale tra il 20 e il 30% del Pil prodotto nell'intera provincia. Si tratta di un dato importante. Da alcune ricerche recenti emerge che le aziende che investono in questi ambiti hanno una produttività che può migliorare del 35-40%».

Il ruolo delle aziende trevigiane

Ci sono però dei limiti che rallenterebbero la corsa competitiva delle aziende tech del territorio nei confronti delle big nazionali e internazionali: «Il problema è quello della dimensione, in molti casi sono piccole e quindi per poter competere con le grandi società informatiche di consulenza internazionali hanno bisogno di crescere. La soluzione sarebbe quella che si integrassero tra loro. Oltre alla più comune possibilità di farsi inglobare ed entrare in un gruppo italiano importante, ci possono essere altri modi integrazione locale. Magari con la creazione di un distretto». 

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