Lei, l'amante, e il marito da eliminare Triangolo di follia sul pianerottolo

Un rapporto di coppia tormentato e l’amante della porta accanto. Il caso seguito dagli assistenti sociali. Ecco cosa c'è dietro il delitto di Aldo Gualtieri
Manuel Palazzo, Lucia Lo Gatto e Aldo Gualtieri
Manuel Palazzo, Lucia Lo Gatto e Aldo Gualtieri

ROMANO D’EZZELINO. Lucia lo Gatto è stata portata via dai carabinieri davanti agli occhi delle due figlie di 9 e 14 anni. I militari sono andati a prelevarla, assieme al suo amante Manuel Palazzo di 27 anni, nel suo appartamento di via Isonzo al civico 17, intorno alle 21.30 di giovedì. «A stento riusciva a stare in piedi», hanno raccontato ieri mattina i vicini di casa. I loro rispettivi appartamenti, ora con tanto di sigilli e posti sotto sequestro dalle forze dell’ordine, si trovano al primo piano del condominio “Smeraldo” a Fellette di Romano, in provincia di Vicenza. Vivono sullo stesso pianerottolo, per raggiungere uno o l’altro bastano solo pochissimi passi. Gli stessi passi che sabato sera la “mantide” ha percorso per entrare nell’appartamento del suo amante dove pare sia stato commesso l’omicidio.

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Da sinistra Manuel Palazzo, Lucia Lo Gatto e Aldo Gualtieri

I vicini di casa sono ancora increduli, e c’è chi ancora dopo quasi 24 ore dalla scoperta del cadavere del compagno di Lucia, Aldo Gualtieri di 40 anni, non sa ancora nulla. Alle spalle un passato difficile, di alcol e conti con la giustizia da saldare, quello di Gualtieri. Anni di via vai di carabinieri e polizia da quell’appartamento dove viveva la coppia. Tutto si è svolto sempre davanti agli occhi delle figlie, «ormai abituate a questa difficile situazione», dice il sindaco di Romano d’Ezzelino, Rossella Olivo.

L’appartamento della quarantunenne è di proprietà, è stato acquistato dal papà e lei ha sempre vissuto lì, da oltre una decina di anni, con Gualtieri e le figlie. Anche la mamma di lui, Vincenzina lo Gatto, tra l’altro zia di Lucia, aveva vissuto per diversi anni con loro. Dopo le indagini scattate qualche anno prima, nel 2012, la zia della 41enne era stata arrestata dalla polizia di Bassano con l’accusa di aver costretto la figlia, all’epoca quindicenne, a prostituirsi. «Una famiglia difficile e da entrambe le parti con una passato molto pesante», sottolinea il sindaco, «sono stati seguiti costantemente dai nostri servizi sociali e hanno sempre accettato il nostro aiuto, ma anche quello di qualche vicino di casa». Anche il parroco aveva messo in moto la macchina della solidarietà cercando di portare qualche aiuto per questa famiglia.

Entrambi originari di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, lei faceva la casalinga e «a volte la pulizie nel condominio», racconta una vicina di casa, Fiore Ghirardello. Mentre il compagno lavorava saltuariamente come imbianchino e prima in una azienda artigianale del posto. «Non li ho mai sentiti litigare», dichiara l’inquilino del secondo piano, Axel Battagin, «li incontravo ogni tanto ma qui preferiamo farci gli affari nostri».

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Forse un rapporto malato, morboso. «Lei ogni tanto si sfogava con i nostri assistenti sociali», spiega il sindaco, «perché il marito, oltre che maltrattarla, pare portasse a casa altre donne. Da tempo soffriva di depressione». Giovedì sera alla sua porta si sono presentati i carabinieri. «È molto magra, l’altra sera era pallidissima, non si reggeva in piedi, sembrava dovesse svenire da un momento all’altro. Ultimamente si vedeva poco in giro, la incontravo quando accompagnava le bambine a scuola ma aveva uno sguardo spento», continua la vicina di casa, «poi i carabinieri l’hanno caricata in macchina. Aveva le manette». La figlia quattordicenne, che è già seguita dopo la scuola da un gruppo di psicologi, con la sorellina di 9 anni era lì sul pianerottolo, nella loro innocenza con lo sguardo fisso sulla loro mamma. Ora sono in una struttura protetta della zona.

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