Incendio del Prosecco, le fiamme innescate da un viticoltore di Farra

Le indagini sul rogo che si è sviluppato sulla collina sopra la chiesa di San Vigilio a Col San Martino. A innescarlo sarebbe stato un agricoltore che bruciava tralci e altri residui. Risulterebbero violate molte norme regolamentari, disattesi autorizzazioni, distanza minima e altri requisiti

Diego Bortolotto
I pompieri all’opera sulle colline dove si è verificato l’incendio
I pompieri all’opera sulle colline dove si è verificato l’incendio

Saranno i forestali ad approfondire le cause dell’incendio sviluppatosi sulla collina sopra la chiesa di San Vigilio, a Col San Martino. Accertata la natura accidentale dell’episodio, resta comunque la violazione dell’ordinanza comunale che vieta la combustione di materiale vegetale in presenza di vento.

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La sanzione amministrativa è contenuta, poche decine di euro, ma rimane aperto il fronte penale: gli inquirenti dovranno stabilire se si configuri un reato. Il codice penale prevede infatti pene severe per l’incendio boschivo, anche colposo, con la reclusione da 2 a 5 anni. Martedì pomeriggio, sulle colline della Docg di Col San Martino, sono andati in fumo circa duemila metri quadrati di terreno, in prevalenza arbusti, oltre ad alcuni filari di vigneto. A innescare il rogo sarebbe stato un agricoltore che, come avviene di frequente, stava bruciando tralci e residui vegetali nel proprio fondo. Le raffiche di vento hanno però fatto rapidamente degenerare la situazione, propagando le fiamme. L’incendio ha impegnato fino a sera i vigili del fuoco e i volontari dell’Avab.

Determinanti, in negativo, i colpi di föhn, che hanno alimentato il rogo e ne hanno favorito la risalita, rendendo al tempo stesso più complesse le operazioni di spegnimento.

«Ringrazio quanti sono intervenuti nonostante il forte vento e la difficoltà di accesso per i mezzi più grandi – ha dichiarato il sindaco Mattia Perencin –. L’importante è che non ci siano stati feriti e che la situazione sia stata riportata sotto controllo».

Restano in vigore per tutti le prescrizioni dell’ordinanza comunale: i residui vegetali devono essere bruciati ad almeno 30 metri da abitazioni, edifici di terzi, strade, piantagioni, siepi e materiali infiammabili. È inoltre obbligatoria una distanza minima di 100 metri dalle aree boscate.

Qualora le bruciature avvengano a distanze inferiori, è necessaria una preventiva deroga del Servizio forestale regionale, tramite autorizzazione da inviare all'ufficio di Treviso-Venezia. Il proprietario o il conduttore del fondo deve inoltre garantire la presenza costante di un numero adeguato di persone maggiorenni, fino al completo spegnimento del fuoco, proprio per evitare situazioni come quella dell’altro giorno. Le operazioni sono consentite esclusivamente in assenza di vento».

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