In coda per firmare: «Salviamo l’ospedale»

Montebelluna, continua la mobilitazione contro il taglio dei reparti. Raccolte adesioni anche fuori Usl

MONTEBELLUNA. Sono arrivati anche da fuori Usl, persino da Preganziol, appositamente per mettere una firma sulla petizione del Comitato di difesa dell'ospedale di Montebelluna. Hanno firmato montebellunesi e stranieri, italiani, cinesi, rumeni, tutti per chiedere che non vengano toccati i reparti di chirurgia e cardiologia e il servizio di radiologia che, secondo le tabelle ospedaliere ufficiose, sembrano destinati a perdere la autonomia a favore di Castelfranco. «In questo ospedale hanno salvato per tre volte la vita a mio figlio»: commenta una signora mentre mette la sua firma. Gli attivisti del comitato si sono piazzati davanti all'entrata di via Montegrappa: un banchetto, un paio di volantini appesi alla portineria, i fogli con le firme sul tavolini e tutti coloro che passavano per andare a visitare i parenti degenti hanno messo la loro firma. Ma non solo quelli che in ospedale ci dovevano andare. Parecchi sono scesi dalla macchina, hanno firmato e poi sono ripartiti, segno che erano arrivati per partecipare alla petizione. Che dice che non ha senso depauperare l'ospedale di Montebelluna a favore di Castelfranco quando al S. Valentino afferiscono 150mila abitanti e al S. Giacomo 60mila e che l'eliminazione dei primariati di chirurgia, cardiologia e radiologia costituiscono l'anticamera della chiusura definitiva. Su un volantino una richiesta: completare la ristrutturazione dell'ospedale e lasciarci i suoi primari e i suoi reparti. Tra sabato mattina in piazza e un paio di ore ieri pomeriggio davanti all'ingresso dell'ospedale sono state raccolte centinaia e centinaia di firme. Ma la mobilitazione non si ferma certo. Per la prossima settimana il Comitato di difesa dell'ospedale ha intenzione di lanciare una campagna di raccolta firme su larga scala vista la risposta positiva avuta in queste due prime uscite. (e.f.)

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