Profughi, il Cas alla Zanusso ai volontari. La rivoluzione dell’accoglienza
La prefettura lancia la nuova gara riservata al Terzo Settore. Messi all’angolo tutti i gestori privati. Il principio della gratuità del servizio. In pole c’è la Croce Rossa

Una rivoluzione copernicana che mette fuorigioco privati e cooperative per affidare il sistema dell’accoglienza dei richiedenti asilo al solo Terzo Settore, ovvero enti privati senza scopo di lucro basati sull’attività del volontariato. Non si può leggere diversamente l’avviso pubblicato due giorni fa dalla Prefettura di Treviso volto ad individuare il prossimo gestore del centro migranti all’ex caserma Zanusso di Oderzo, struttura demaniale che oggi accoglie circa 350 stranieri (il limite era 250) il cui contratto di concessione è scaduto da oltre un anno e che oggi vive una situazione di totale inadeguatezza e insicurezza della struttura.
Il bando solo per volontari
Il bando è rivolto «esclusivamente alle organizzazioni di volontariato e alle associazioni di promozione sociale» hanno messo nero su bianco gli uffici del ministero dell’Interno della provincia di Treviso nell’avviso pubblicato due giorni fa specificando, tra le altre cose, che il servizio di gestione della caserma «dovrà avvalersi del contributo di operatori volontari per almeno il 50% delle ore di servizio svolto». Operatori che potranno essere remunerati fino «ad un massimo di 150 euro al mese». Di fatto quindi una gratuità che caricherà sullo Stato tutti i costi del servizio che verrà svolto lasciando al futuro vincitore un bonus del 20% delle spese documentate per pagare costi “indiretti” interni all’ente che si aggiudicherà la gara. la rivoluzione Viene di fatto stravolto il sistema di affidamento dei centri di accoglienza che guida la gestione dei migranti negli ultimi dieci anni e più, escludendo imprese, associazioni e coop in questo lungo periodo hanno lavorato sul territorio assumendo dipendenti e collaboratori di vario genere.
Come cambia la concessione
Dalla concessione che veniva fatta in base ad una gara che incrociava sia un’offerta economica (calcolata sul costo del servizio per singolo migrante), sia un’offerta qualitativa, si passa ad un bando di fatto aperto in cui non ci sono cifre né sono richieste progettualità, ma si effettuerà la scelta del vincitore in base ad una serie di criteri di valutazione della «attitudine» a realizzare l’attività. Quali? Anzianità dell’associazione di volontariato; esperienza pregressa (minimo 6 mesi), finalità civiche dell’associazione, numero di componenti, numero di volontari impiegabili, patrimonio minimo (la base è di soli 15 mila euro), disponibilità di almeno due mezzi, attestazioni varie.

Paracadute dipendenti?
Nel bando non è citata clausola di salvaguardia e continuità per chi oggi lavora nel centro, il che lascia ragionevolmente immaginare che i dipendenti dell’attuale gestore usciranno di scena non appena la ex Zanusso verrà assegnata al vincitore della gara prefettizia che scade il prossimo 20 maggio e conta di arrivare ad una definizione del vincitore in tempi brevi.
Quanto dura la concessione
Il bando della Zanusso è l’alba di una nuova gestione generale dei migranti? L’ipotesi c’è, se non altro per i centri demaniali, ovvero la Zanusso e la Serena, la cui concessione scade tra alcuni mesi e per la quale non è stato lanciato ancora alcun bando. Intanto, alla Zanusso l’orizzonte è quello di sei mesi: questa la durata dell’affidamento previsto dall’avviso per il Terzo Settore, con una eventuale proroga di altri sei. la temporaneità Nell’arco di questo anno (al massimo) di gestione affidata per la prima volta al volontariato, la Prefettura dovrebbe provvedere «alla definizione e realizzazione di un progetto in grado di superare l’attuale condizione alloggiativa con nuovi sistemi quali ad esempio i moduli abitativi», che verranno pagati dalla Prefettura.
Chi potrebbe vincere
La prefettura mette una serie i paletti ai candidabili: le associazioni dovranno avere un numero minimo di sette componenti, dovranno dimostrare di essere registrate nel Terzo Settore almeno da due anni, devono avere con una sede legale a non più di 50 chilometri da Oderzo, dovranno avere «requisiti di moralità» e libri contabili in ordine. Ma il setaccio principale è il primo: l’iscrizione da almeno 24 mesi al “Runts”, il registro unico nazionale del Terzo Settore. Siamo andati a consultarlo. I nomi all’interno sono centinaia di migliaia in tutta Italia, ma selezionando “solo” quelli con una sede nel raggio di 50 chilometri da Oderzo il cerchio si stringe, si fa per dire, ad alcune migliaia tra le province di Treviso, Venezia, Pordenone, Udine. Si tratta di centinaia di micro associazioni: gli amanti dei giochi da tavolo, Pro loco, consultori, doposcuola, associazioni come Istresco, amanti degli aerei storici, piccole cooperative sociali e via così. Un tabulato lungo pagine e pagine in cui svettano pochi nomi di rilievo, uno di questi è la Croce Rossa con i comitati di Mogliano, Conegliano e Treviso, che nel 2016 partecipò alla gara per gestire la caserma Zanusso
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