Fogli in bianco al cliente, il caso all’Ordine

Anche l’Ordine degli avvocati accende i fari sulla vicenda Fadalti. Il noto legale è stato citato a giudizio con l’accusa di tentata truffa aggravata. Accuse che Fadalti respinge, con tanto di contro-...

Anche l’Ordine degli avvocati accende i fari sulla vicenda Fadalti. Il noto legale è stato citato a giudizio con l’accusa di tentata truffa aggravata. Accuse che Fadalti respinge, con tanto di contro-querela per calunnia nei confronti della donna. L’Ordine degli avvocati, però, prenderà in esame la vicenda con un punto all’ordine del giorno della prossima riunione del consiglio. Difficilmente, comunque, saranno presi provvedimenti fino a quando la vicenda non avrà completato il suo corso in aula.

L’accusa mossa a carico di Luigi Fadalti è di tentata truffa aggravata. Secondo l’accusa, l’avvocato avrebbe fatto firmare alcuni fogli in bianco a una sua cliente, assistita durante una causa di separazione, spiegandole che si trattava di liberatorie sulla privacy. In realtà quei fogli sarebbero poi stati compilati e trasformati in una “convenzione” di contratto, con tanto di tariffe precise per le prestazioni dell'avvocato. Tradotto: 23.742 euro in quella convenzione, che sono saliti a 45.753 in un successivo preavviso di fattura. Accuse che l’avvocato Fadalti ha respinto seccamente, rilanciando con una contro-querela per calunnia.

L’imputato e la persona offesa compariranno davanti al giudice per la prima udienza il prossimo 13 maggio.

Le indagini sul caso, affidate al sostituto procuratore Giovanni Valmassoi, erano in corso da qualche mese. Solo nei giorni scorsi è arrivata la chiusura con la citazione diretta a giudizio per Fadalti, che sarà difeso dai colleghi Lorenzo Zanella e Renzo Fogliata.

I fatti contestati risalgono al 2 febbraio e al 19 aprile del 2012: la prima data, secondo la Procura, è quella della sottoscrizione della convenzione tra Fadalti e la sua cliente, la seconda è quella della richiesta di pagamento. (f.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso