A Treviso Fiere di San Luca extra large per celebrare gli 800 anni
Una settimana in più di divertimenti con il celebre luna park. Le giostre apriranno il 2 ottobre per chiudere il 25, tante le iniziative collaterali. La storia dell’evento dai leoni di Sonnatag allo stand gastronomico con l’oca

«Diversissime bestie feroci del proprietario signor De Tourayne, tra le quali un cavallo cornuto, un bellissimo leone, due serpenti vivi e una bellissima raccolta di uccelli selvatici”. Oggi suonerebbe più o meno così: “Diverse attrazioni per tutte le età, dallo storico Matterhorn alla più moderna Evolution; e lo stand gastronomico con l’oca arrosto”.
La prima è la presentazione delle Fiere di San Luca rintracciata da Emilio Lippi e Carolina Puppo, e pubblicata in un libro che ha ripercorso la storia di un evento che attraversato epoche diverse, ma che oggi resta un pezzo fondamentale della città, come un monumento. Un appuntamento che si ripete da 800 anni. E per un anniversario di questa portata gli organizzatori stanno pensando a qualcosa di speciale.
Le fiere quest’anno dureranno di più: dal 2 al 25 ottobre, e attorno ad esse si svilupperanno anche altri eventi collaterali che sono in corso di definizione e che avranno sempre al centro il prato. Insomma quasi una settimana in più di Fiere, rispetto agli ultimi anni.
Le attrazioni saranno oltre 70, e non mancheranno lo stand gastronomico con l’oca arrosto, il chiosco dei folpetti e gli altri stand per mangiare, a rappresentare una tradizione che è andata cambiando seguendo gli usi delle diverse epoche. Come una volta c’erano saltimbanchi, fenomeni da baraccone e caroselli trainati da buoi; oggi ci sono simulatori, giostre elettroniche e pesche con in palio console e macchine telecomandate.
Resta però quel sapore dello spettacolo viaggiante, che quando arriva in città per qualche giorno ne cambia le abitudini; quelle dei bambini in particolare. La crisi economica delle famiglie italiane rischia di scalfire un po’ il romanticismo, con qualche giro in meno sulle montagne russe o sugli autoscontri, ma quella delle fiere di San Luca resta una parentesi che appassiona i trevigiani, fin da quando nel 1226 erano dedicate all’arcangelo Michele e si festeggiavano il 29 settembre.
Lo slittamento di tre settimane, nel giorno di San Luca appunto, sarebbe dovuto al podestà, o secondo altre ricostruzioni al papa trevigiano Boccassini, Benedetto XI. Dal Medioevo fino agli anni 60 la fiera ospitava animali, macchine e attrezzi agricoli, i cereali; era di fatto un mercato. Ma non mancavano mai le attrazioni.
Tra le scoperte nell’archivio di Stato da parte di Lippi e Pupo per esempio una lettera del 1887 del domatore Sonnatag che si proponeva con i suoi leoni: nel prato venne realizzato un serraglio africano. Poi nel secolo scorso la fiera ha cominciato a cambiare. Quello che oggi è lo stand gastronomico era una balera, almeno fino agli anni 60, quando con l’affacciarsi del rock n’ roll, il boogie woogie la sala da ballo è stata convertita. E lì è nato il menu con l’oca, e poi i bigoi in salsa, le trippe e il vino novello. Del bestiame non c’era più traccia, sostituto dalle giostre in stile boardwalk, con i fucili, le lattine le prime montagne russe.
Sono gli anni della famiglia Fermi nello stand gastronomico, che proprio pochi anni fa ha lasciato il testimone, raccolto da Albertini.
Negli anni le Fiere sono diventate anche tema politico, si era ipotizzato un trasferimento o un lo contenimento. Ma poi non se n’è mai fatto nulla. Perché la tradizione del prato è inscalfibile e a quell’invasione di tre settimane, che pure qualche disturbo non può che comportarlo, da 800 anni i trevigiani sono legati.
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