Falmec, più forti del silenzio: «Siamo emblema del Nordest»

L’azienda produce cappe aspiranti e sistemi di cottura a Vittorio Veneto. È stata fondata nel 1981 da Danilo Poser in un ex allevamento di polli. Oggi lavora in tutto il mondo e giovedì 24 riceverà il premio perla tecnologia

Lorenza Raffaello
Da sinistra Lorenzo, Andrea, Danilo e Maurizio Poser della Falmec di Vittorio Veneto
Da sinistra Lorenzo, Andrea, Danilo e Maurizio Poser della Falmec di Vittorio Veneto

Silenzio. La ricerca per garantirlo è stata la missione che ha trasformato Falmec da falegnameria alla realtà internazionale che è oggi. Cinquanta distributori al mondo, 7 filiali commerciali, fatturato consolidato che supera gli 80 milioni di euro, 250 dipendenti al lavoro per produrre 800 pezzi al giorno tra cappe da cucina, piani cottura e sistemi di purificazione dell’aria, tutto esclusivamente nella sede di Vittorio Veneto.

A permettere l’evoluzione di quella che nel 1981 era una falegnameria metallica (dalle iniziali il nome Fal-mec) sono state la visione di un imprenditore entusiasta e un’alta dose di tecnologia: «Da 45 anni vogliamo portare beneficio e miglioramenti in casa, per fare questo innoviamo», conferma Lorenzo Poser, responsabile commerciale, marketing e di prodotto, esponente della seconda generazione in azienda.

Secondo i dati analizzati da Nomisma, Falmec è al top nel territorio per innovazione e per digital attitude, per questo verrà premiata giovedì 24 a Palazzo Giacomelli a Treviso nell’edizione 2026 del format “Una famiglia un’impresa”.

La storia

Falmec nasce nel 1981 dall’iniziativa di Danilo Poser, un operaio tecnico che negli anni ’70 aveva prestato servizio prima alla Zoppas Industries e poi in un’azienda produttrice di caminetti, dove aveva brevettato un sistema innovativo composto da ventole per scaldare più velocemente l’ambiente. Le idee, però, viaggiavano più veloce della realtà e agli inizi degli anni ’80 decide di mettersi in proprio per realizzare quello che lui stesso aveva inventato.

Lavorando si rende conto che c’è un vuoto di mercato. Nessuno in zona era capace di produrre cappe aspiranti silenziose, potenti, ma al contempo di design. Lo fa lui, prima in rame e poi in acciaio.

Quello che segue poi è storia nota. Partita come piccola realtà manifatturiera specializzata in stufe, fondata da Danilo insieme al fratello Maurizio affittando un ex allevamento di polli, è passata a sviluppare cappe per cucina ed è cresciuta fino a diventare un marchio internazionale nel settore dell’aspirazione, della cottura integrata e del trattamento dell’aria con due stabilimenti mastodontici.

La tecnologia

«Il nostro scopo è quello di lavorare per portare dei miglioramenti nella vita quotidiana in cucina e l’abbiamo fatto con le cappe», racconta Poser, «Ci siamo concentrati su due temi principali, quello del silenzio e della qualità dell’aria». Per il primo l’azienda di Vittorio Veneto è ricorsa al supporto dell’Università di Padova: «abbiamo brevettato un sistema che si chiama Noise Reduction System e consente di ridurre il rumore delle cappe fino a renderlo impercettibile».

Poi è stata la volta del secondo tema quello della qualità dell’aria: «Ci siamo preoccupati della salubrità dell’ambiente domestico ancor prima dello scoppio del Covid, abbiamo sempre reputato che ci fosse la necessità di porre attenzione alla qualità di quello che respiriamo.

Abbiamo sostanzialmente creato una cappa che fosse in grado non solo di eliminare gli odori e i fumi, ma anche di migliorare fortemente quella che è la qualità dell’aria in cucina. Lo facciamo tramite un Air Assistant, e abbiamo coinvolto un’azienda medicale che si occupa della sanificazione dell’aria e siamo riusciti a integrarlo nei nostri prodotti».

Il miracolo del Nordest

Nelle storie di successo c’è sempre un evento particolare che fa capire ai suoi protagonisti di essere davanti ad una svolta. Nel caso della famiglia Poser non è stato così: «Io e mio fratello Andrea, che si occupa di operations e organizzazione aziendale, siamo cresciuti in Falmec, abbiamo ricoperto tutti i ruoli da quelli più umili , fino a quelli attuali.

Nostro padre Danilo diceva che solo così avremmo conosciuto bene la nostra realtà. È stato così.

Sappiamo cosa vuol dire lavorare, sappiamo quale è lo sforzo che compie quotidianamente un operaio, perché lo abbiamo fatto anche noi. Conosciamo i nostri dipendenti e con loro si è costruito un legame, sentono che anche noi siamo parte di un gruppo non c’è questo scollamento tra titolari e colleghi, insomma, siamo un’azienda molto orizzontale in cui ognuno ha il suo ruolo, come in una grande famiglia, e come succede anche nelle migliori famiglie, non è sempre così facile».

La costanza

Nessuna scossa, nessun momento di svolta, dicevamo. «Il nostro è sempre stato un percorso in direzione della qualità delle relazioni e del prodotto. A questo si sono aggiunti anche la comunicazione e il marketing, ma non c’è stata un’accelerata, è stata un’evoluzione naturale senza un momento particolare in cui c’è stata una crescita esponenziale, ce l’abbiamo fatta con le nostre mani, senza mai pensare ad eventuali uscite», conferma il direttore marketing, «non abbiamo ceduto a percorsi più veloci, per crescere.

Abbiamo sempre guardato al lungo periodo, questa è una delle strategie vincenti delle aziende familiari dove il tempo non scalfisce i valori».

I valori

«Orgoglio». Non nel senso di tracotanza, la famiglia Poser trasmette quella spinta intenzionale a fare cose al meglio senza scendere a compromessi con interessi di breve periodo. «Non cerchiamo le vie brevi che non sono coerenti con le strategie di lungo periodo che abbiamo chiare in testa che sono quelle di affermarci nel mercato, consolidare l’azienda come leader di un settore». I valori di famiglia sono rimasti intatti: «Ce ne sono tanti, sicuramente l’umiltà e la passione, per il lavoro, nel senso che ci piace quello che facciamo. E poi la determinazione e il rispetto per le persone». Lorenzo Poser parla a nome di suo padre Danilo, di suo fratello Andrea, di suo zio Maurizio. Racconta di numeri, di obiettivi e della storia che da poveri li ha messi a capo di un’azienda milionaria. Poi si ferma e si prende una pausa. Torna il silenzio, quello per cui è cominciato tutto.

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