Pizzolato, pionieri del biologico: «Ora apriamo al dealcolato»
Doppio appuntamento per la cantina: giovedì 24 sarà premiata dalla Tribuna. nell’evento dedicato all’imprenditoria familiare, il sabato festeggerà i 45 anni: «Abbiamo creduto nel bio per primi e abbiamo vinto la sfida anche all’estero»

Se pensi al sostantivo “pioniere”, difficile trovare una storia più calzante di Cantina Pizzolato. Pionieri del vino biologico, fin dalla nascita dell’azienda all’alba degli anni Ottanta, fin da quando nessuno accostava il bio all’enologia. Pionieri nell’internazionalizzazione, perché iniziarono a esportare prosecco già negli anni Novanta. In tempi non sospetti, molto prima del boom “bollicine”.
Cantina Pizzolato nacque nel 1981 per volontà di Settimo Pizzolato, tuttora presidente. In azienda ci sono oggi i suoi figli Federico (responsabile produzione e acquisti) e Stefania (finanza e risorse umane), unitamente alla moglie Sabrina Rodelli, responsabile export e marketing.
Il traguardo
Il 2026 coincide con i 45 anni dell’azienda e, a tal proposito, è stata fissata per sabato 26 settembre una giornata speciale: la cantina di Villorba riunirà fornitori e clienti storici, aprendosi soprattutto al pubblico. La celebrazione di una storia di famiglia, quasi in perfetta coincidenza con l’evento della Tribuna “Una famiglia, un’impresa”, in programma a Treviso il 24 settembre: nell’appuntamento griffato Nem sarà premiata per l’internazionalizzazione.
Basti pensare alla lungimiranza di guardare oltre confine già 30 anni fa, basti pensare che oggi la quota export è pari al 93-95 per cento e i vini prodotti a Villorba raggiungono 60 Paesi, con la fetta più rilevante legata al mercato della Scandinavia.
Oggi l’azienda confeziona 10 milioni di bottiglie l’anno (7-8 di prosecco), conta su 50 collaboratori e nel 2025 ha fatturato circa 25 milioni, con una proiezione del più 10 per cento per il 2026. «Settimo ha creduto nel biologico da quando ha fondato l’azienda, poteva sembrare all’inizio una provocazione, ma è stata una sfida vinta», racconta la moglie Sabrina Rodelli. Settimo rappresenta la quinta generazione dei viticoltori Pizzolato, anche genitori e nonni producevano vino.
La missione
Ma l’azienda prossima al compleanno ha voluto tracciare un solco e indicare una rotta. «L’agricoltura biologica è stata la sua missione fin da subito, decidendo di applicare alla viticoltura una metodologia di trattamento basata su rame e zolfo, una tecnica pre-chimica appresa da nonno Primo e utilizzata tuttora per la nostra produzione vinicola», aggiunge Rodelli. Un marchio di fabbrica, verrebbe da dire. Poi, negli anni Novanta, metodo e qualità del prodotto hanno trovato valorizzazione all’estero.
«In quegli anni si posarono le prime pietre dell’internazionalizzazione, partendo da Germania e Austria, dove abbiamo trovato realtà più sensibili al biologico», prosegue, «sono arrivate poi le fiere all’estero, clienti che prima ordinavano qualche bancale ci hanno spinti in seguito a incrementare la produzione».
La svolta nel 2000, quando alla Pizzolato s’insedia il commerciale interno: «Espandiamo la produzione ed esportiamo sempre di più». Oggi si raggiungono – appunto – 60 Paesi. Detto della quota maggiore in Scandinavia (Pizzolato ha il monopolio per gli spumanti in Svezia e Finlandia), negli ultimi anni è cresciuto molto il mercato statunitense. Senza scordare lo storico e solido legame con i Paesi di lingua tedesca, Austria e Germania.
«Il prossimo anno puntiamo ad allargarci nel mercato sudamericano e africano, dove ora siamo un po’ a macchia di leopardo e con piccole collaborazioni», precisa la responsabile dell’export. Il segreto del successo dell’internazionalizzazione? «Aver saputo ascoltare le esigenze di mercati diversi, ogni Paese ha la sua cultura e modo di bere vino. Abbiamo cercato di adattare il prodotto, senza mai snaturarlo», sottolinea, riferendosi anche al vino dealcolato promosso dall’anno scorso.
Le produzioni principali? Detta legge il prosecco, di gran lunga il più venduto: rappresenta il 70 per cento della produzione. Denominazione Doc, dal brut all’extra dry. La cantina si caratterizza per la specializzazione nelle spumantizzazioni. Molto forte va anche il pinot grigio versione spumante (extra dry ed extra brut), combo fra bollicine e pinot grigio. Altra tipologia particolare è il rosato di glera raboso.
Spumante rosso
«Un prodotto nuovo di quest’anno è lo spumante rosso lanciato al Vinitaly, si tratta di varietà di uve Piwi, più resistenti alle malattie, fruttate, fresche e floreali», la presentazione. Insomma, c’è sempre fermento e non manca la voglia di innovare. E se il prosecco è il più gettonato sul mercato, dalle parti degli Stati Uniti piace pure il pinot grigio.
La varietà
Negli scaffali della cantina, non mancano vini fermi, chardonnay, manzoni bianchi. «Internazionalizzazione significa anche attitudine proattiva rispetto alle richieste del mercato, cercare sempre qualcosa di nuovo e adatto al momento», un tratto distintivo dell’azienda. E, in tal senso, viene in mente anche il vino dealcolato: «Perché lo stile di vita sta cambiando, perché oggi notiamo una sensibilità diversa».
Così è utile ricordare la scelta datata 2025 di casa Pizzolato: si è deciso di investire su un impianto di dealcolazione che amplierà l’offerta e potrà permettere alla cantina di garantirsi nuove direttrici. L’impianto è attivo a Camalò, sede staccata del quartier generale di Villorba. Un’altra cantina si trova invece in Toscana a Colle Val d’Elsa, crete senesi: altra scelta in ottica internazionalizzazione, pensando al turismo straniero della Toscana e a ciò che significa anche il Chianti in giro per il mondo.
Non mancheranno gli spunti d’interesse, sabato 26 settembre (dalle 16), nelle celebrazioni per i 45 anni dalla fondazione. Ci saranno clienti, fornitori e amici che hanno accompagnato l’azienda fin dagli esordi.
Ma la cantina aprirà anche al pubblico: giochi per bambini, pony, food truck, cibo e vino. Oltre al racconto stesso dell’azienda. Quella dei pionieri dell’internazionalizzazione, dei pionieri del biologico. Perché lì ci hanno creduto quando di vino biologico nessuno parlava, quando il boom del prosecco era lungi dall’arrivare. Pionieri dell’estero e della sostenibilità.
Riproduzione riservata © Tribuna di Treviso








