Falda inquinata, il caso in Procura

Esposto del Wwf sull’arsenico scoperto nella discarica di S. Andrea. «C’è un sensibile rischio per la salute pubblica» sostengono gli ambientalisti che chiedono le dimissioni del sindaco
CASTELFRANCO. «Zona di risorgiva a rischio inquinamento», parte l’esposto del Wwf sulla discarica di via Stradazza e sull’ex cava Cocco di Treville. Due settimane fa l’annuncio della Provincia: bonifica a costi ridotti per la cava di Sant’Andrea contenente arsenico a pochi metri dalla falda. Un intervento che gli ambientalisti considerano insufficiente: «la quantità di argilla può presentare spessori incosistenti sia al fondo cava sia alle pareti, probabile il contatto con le acque di risorgiva». «Sensibile rischio per la salute pubblica - scrive Walter Miotto a sindaco, prefetto, Provincia, Procura della Repubblica e carabinieri -. Il sindaco non deve tergiversare, deve pretendere la bonifica dei siti che qualcuno avranno arricchito e, se si trova nella incapacità di farlo, si dimetta».


Il documento è datato 29 giugno, due giorni dopo l’incontro avvenuto in municipio tra i rappresentanti di Provincia, Comune e comitati frazionali sulla questione della discarica di via Stradazza a Sant’Andrea, chiusa dopo la scoperta dell’arsenico che minaccia la falda acquifera. Nell’occasione i tecnici della Provincia, insieme agli assessori provinciali Ubaldo Fanton e Franco Conte e all’assessore comunale all’ambiente Roberto Ceron, hanno presentato un nuovo provvedimento di bonifica. Prevede la copertura della discarica e l’installazione di alcuni incanalatori di flusso per proteggere la falda, invece dei diaframmi previsti in precedenza, sfruttando lo strato naturale di argilla impermeabile.


Un progetto dal costo stimato intorno al milione di euro, una cifra vicina ai 600 mila euro che ha offerto la ditta De Liberali di Vedelago, proprietaria della discarica, e ben al di sotto dei 7 milioni richiesti dalla bonifica totale. Un ridimensionamento dovuto alla legge, hanno spiegato i tecnici provinciali, che obbliga gli enti locali a verificare l’effettiva capacità della ditta di sostenere la spesa prima di ordinare una bonifica. Il progetto non ha convinto gli abitanti di Sant’Andrea e Treville, e sulla stessa linea si pone il Wwf, con il rappresentante castellano Walter Miotto il quale estende la questione anche all’ex cava Cocco. Diverse i motivi alla base della contrarietà degli ambientalisti: «Le discariche che dovevano accogliere solo inerti sono state realizzate senza nessuna protezione del piano cava - scrive Miotto -. Le discariche si trovano in zona risorgiva e, pur ricavate su terreni argillosi, la quantità di argilla può presentarsi di spessori incosistenti sia al fondo cava sia alle pareti. Il versato, con il molto probabile contatto con le acque di risorgiva, viene continuamente slavato. Con questa copertura non verrebbe nemmeno confermato il progetto iniziale di restituire le cave ad uso agricolo».


Se i comitati frazionali, pur contestando la «bonifica soft», riconoscono all’assessore Ceron di essersi impegnato per risolvere la questione, la bocciatura senza appello del Wwf non risparmia il Comune: «Crediamo di dover segnalare la superficialità dell’amministrazione comunale e particolarmente del sindaco, nonostante quello che riteniamo un sensibile rischio di inquinamento ambientale e per la salute pubblica, in particolare per quanti, in quelle zone e nei comuni limitrofi, usufruiscono di pozzi artesiani per le necessità idriche - si legge nel documento -. Quanto esposto riguarda un problema ambientale ma soprattutto è un caso di salute pubblica ed essendo il sindaco il primo responsabile della salute pubblica non deve ulteriormente tergiversare per passare ad altri il peso dei propri errori, deve pretendere la totale bonifica dei siti che probabilmente qualcuno avranno arricchito, e se si trova nella incapacità di farlo si dimetta».

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