Droga nell’auto rubata, a processo

Due sorelle rischiano grosso: avevano nascosto eroina nella loro Seicento, finita nel mirino dei ladri
Noale (Venezia):..sequestro di eroina a Maerne da parte dei Carabinieri..30/01/2004 © Light Image studio..Chiarin
Noale (Venezia):..sequestro di eroina a Maerne da parte dei Carabinieri..30/01/2004 © Light Image studio..Chiarin

TREVISO. Alla fine è arrivata l’assoluzione, ma la vicenda che ha portato a processo due sorelle di 32 anni, commercianti in un paese limitrofo al capoluogo (entrambe difese dall’avvocato Diego Melioli), accusate di detenzione di una modica quantità di eroina, è quantomeno curiosa. Le due donne hanno rischiato una pesante condanna.

I fatti risalgono al 5 settembre del 2016, quando le due sorelle prendono l’auto della madre e, accompagnate dal fidanzato di una delle due, vanno a rifornirsi di eroina nel famigerato “bosco della droga” a Rogoredo, alle porte di Milano. Visto la lunghezza del viaggio, decidono di fare “scorta”. I tre comprano quasi quaranta grammi di eroina e se ne tornano a casa. Ma, prima fanno tappa a Monselice dove lasciano il fidanzato di una delle due commercianti con i suoi 10 grammi. I restanti 30 se li tengono le due sorelle, pronte poi, una volta a casa, a dividerseli in 15 grammi a testa.

Quando arrivano nel loro paese di residenza, alle porte di Treviso, le due donne parcheggiano l’auto della madre sotto casa e lasciano la droga in auto, nascosta una parte in un calzino e l’altra in un pacchetto di sigarette. All’indomani, le due donne fanno un’amara sorpresa. I ladri nella notte hanno rubato l’auto della madre, una Fiat 600, con la droga all’interno.

Passano 24 ore ed i carabinieri della stazione di Caorle chiamano la madre delle due commercianti per dirle che hanno ritrovato l’auto, con le portiere aperte e le chiavi inserite nel cruscotto. I ladri l’avevano abbandonata nella notte a porto Santa Margherita. Le due sorelle si presentano nella caserma dei carabinieri della località balneare della provincia di Venezia nella speranza che tutto fili liscio. Ma i militari dell’Arma, che avevano perquisito la macchina, contestano alle due donne la presenza di un calzino con all’interno 29 grammi di eroina e di un pacchetto di sigarette con un altro grammo. Invece di dire che probabilmente la droga era stata lasciata lì dai ladri, le due sorelle ammettono subito che la sostanza stupefacente era stata acquistata da loro un paio di giorni prima a Milano. A quel punto scatta la denuncia e la contestazione di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Per i carabinieri e la procura, sono troppi 30 grammi per giustificarne il semplice uso personale. E così le due commercianti vengono prima indagate a piede libero e poi rinviate a giudizio, rischiando una pesante condanna.

Ieri mattina, le due donne hanno rischiato una condanna a due anni e otto mesi di reclusione. A tanto era stata richiesta la condanna dal pm in udienza, tenendo conto anche dello sconto di pena previsto dal processo in rito abbreviato.

Ma il giudice ha alla fine accolto la richiesta di assoluzione dell’avvocato Diego Melioli, che in arringa ha sostenuto, come quella fosse una “scorta” di droga per esclusivo uso personale.

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