«Con la Brexit ricompariranno i muri»
Parola d’ordine: incertezza. L’elezione di Boris Johnson in Gran Bretagna ha sdoganato definitivamente il piano di “hard Brexit” fissando una data certa a detta anche del neo primo ministro: 30 gennaio 2020. Le imprese italiane e trevigiane si erano preparate, ma adesso si trovano davanti a un salto nel buio: tante speranze, poche certezze.
«Si complicherà il mondo di lavorare in Europa, ci saranno problemi di ordine finanziario e pratico» dice Francesco De Bettin Dba Group, «con grande rispetto per gli inglesi, ma credo non si stiano rendendo conto di cosa succederà». Spaventa il “nuovo”? «Il vero “nuovo” era stare tutti insieme in Europa, affrontare uniti il cambiamento, facendo valere le potenzialità e il peso di un sistema europeo unito. Gli Usa plaudono la Brexit per un asse storico con la Gran Bretagna, ma sopratutto perché l’Europa spaventa. L’Europa» prosegue De Betin, «doveva essere un baricentro. Disgregare questa unione è un male. Sarà più difficile accreditarsi e fare joint venture, e non parliamo di trasparenza bancaria. Ricompariranno muri e problematiche che avevamo superato e saranno bel problema per noi, e per loro».
Alberto Zanatta di Tecnica, e membro di Assindustria Veneto centro cerca di vedere i riflessi vantaggiosi della Brexit, «come la fuga di molti capitali finanziari da Londra per approdare in Europa e in Italia, Milano in primis», ma ben inquadrando gli svantaggi: «Un anno di assoluta incertezza». Quello che servirà alla sottoscrizione degli accordi bilaterali tra l’Europa e la Gran Bretagna, che regoleranno finanza, commerci, movimenti di cose e persone «Spero non ci sia l’interesse da parte di nessuno di creare muri», prosegue Zanatta, «voglio essere ottimista per il bene di tutti, ragionevolmente non penso vogliano chiudersi, non l’hanno fatto per centinaia di anni, non credo lo faranno adesso. Però è tutto ancora da scrivere, e per le imprese che lavorano con l’Uk non sarà facile affrontare questo lungo passaggio».
Fabrizio Zanetti di Hausbrandt: «Dal 2020 l’Europa avrà un nuova controparte economica invece di un partner. E per capire cosa vorrà dire si dovrà aspettare lo sviluppo di tutta una nuova serie di accordi, un nuovo corso economico che dovrà trovare un equilibrio». Da parte degli imprenditori – unico sollievo – la consapevolezza che un governo forte come quello uscito dalle urne potrà dare una continuità al progetto Brexit e decidendo come gestirlo. Ciò non toglie che proprio questa “gestione” spaventa. «Si sono giocati un mercato da 600 milioni di persone» segue Zanetti, «che prima era libero, e adesso dovrà essere re-intercettato. Le nostre imprese hanno bisogno di chiarezza. A cosa andiamo incontro? Come funzioneranno i pagamenti? Ci saranno dazi o limiti ad export e import? E le persone?». Zanetti ammonisce: «Oggi si monta su un volo e si va, domani ci saranno visti da richiedere e procedure che hanno ancora costi e tempi poco chiari. Noi siamo tutti figli della generazione inter-rail, abituati a viaggiare con una carte d’identità. La libera circolazione è e resta un valore fondamentale come la moneta unica che ha creato uno sviluppo importantissimo a dimostrazione dell’importanza di questa fluidità». Un terno all’otto. —
Federico de Wolanski
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