Comuni al verde: «Subito lo sciopero generale»

«Andare a protestare a Roma non serve: i sindaci devono lottare sul territorio, alleandosi e innescando forme di protesta forti. Perché il dramma è che del 100% di imposte locali, oggi, ai Comuni non torna indietro più nulla. Serve uno sciopero generale contro uno Stato immorale». Silvano Piazza, sindaco di centrosinistra di Silea, detta la linea della rivolta dei sindaci trevigiani. Ieri ha anche appeso nel suo municipio un manifesto dal titolo «Lo Stato centrale si prende tutte le tasse e le imposte versate dai cittadini di Silea. Ma non gli bastano: ne vuole ancora con l’Imu e la Tares (futura tassa rifiuti e servizi, ndr)».
Piazza è lapidario: «Ogni anno cittadini, imprese, lavoratori e pensionati di Silea versano in tasse e imposte 40 milioni di euro all’erario, però nel 2013 il Comune di Silea non avrà nemmeno un centesimo dalle tasse pagate dai cittadini del proprio territorio. Anzi: dovrà dare a Roma 850 mila euro dalla raccolta Imu e Tares. E il furto dello Stato ai danni delle nostre casse si chiama “Fondo di Solidarietà”. Insomma: nel 2013 Silea rischierà di sopravvivere solo con l’Imu, che servirà a pagare dipendenti e spese correnti municipali. Poi stop. E questo perché solo negli ultimi tre anni lo Stato ha sottratto a Silea 2,5 milioni di euro rispetto al 2010. Quello Stato rappresentato a Treviso da un prefetto che, invece di parlare di questi problemi concreti con noi, ci invita con urgenza a un seminario sull’araldica». Patto di stabilità bloccato: «Silea», continua Piazza, «pur avendo un fondo cassa di 4,2 milioni, non può pagare le aziende che hanno cantieri aperti perché quei soldi sono fermi a causa del Patto. Da tre anni sono così bloccati i lavori della biblioteca e delle piste ciclabili».
La conclusione di Piazza: «Quanto è morale sottostare a leggi immorali che determinano il continuo furto dalle casse dei Comuni virtuosi a vantaggio di amministrazioni incapaci? Perché dobbiamo sobbarcarci la spesa sanitaria della Regione Lazio? Perché dobbiamo sopportare la zavorra di 5 Regioni del sud che hanno ridotto a zero una compartecipazione statale ai Comuni che una volta era almeno del 5% e che ora arriva a saldi addirittura negativi?». E il tam tam arriva fino a Zero Branco, Spresiano, Caerano, Casale e altri Comuni ancora. Riccardo Missiato, sindaco di Spresiano: «La politica non fa nulla per noi, e allora prenderemo noi in mano la situazione. Paghiamo 20 anni di vuoto politico e ora siamo senza governo. Siamo ridotti a essere sindaci-esattori. Ma noi non ci stiamo: ci faremo sentire. E saranno dolori».
Mirco Giorgio Feston, sindaco di Zero Branco: «I cittadini credono che l’Imu che pagano al Comune resti al Comune. E invece non ci resta nulla. Lo Stato ci sottrae per tempo quello che presume sia l’incasso dell’Imu e se incassiamo di meno per colpa dell’evasione, ci tocca pure pagare il mancato incasso. Se incassiamo invece più del previsto, dobbiamo pure restituire i soldi a Roma. Una follia. E per la Tares dovremo pure pagare il servizio alla Contarina: oltre a non incassare nulla dalla Tares dovremo quindi anche spendere soldi in più, non previsti. Siamo all’anticostituzionalità della tassazione». Stefano Giuliato, sindaco di Casale: «Noi sindaci siamo diventati gli esattori dello Stato, ma poi lo Stato non ci dà nulla. Nel 2012 ho già dovuto aumentare l’Imu, per starci dentro con le spese, e di notte spengo per 5 ore la pubblica illuminazione per risparmiare. Ma non basta ancora: non ho nemmeno un euro da investire per mettere in sicurezza le scuole medie e fare qualche aula in più. La politica se ne rende conto?». Un grido di dolore, quello dei sindaci, che ora aspettano al varco il nuovo governo.
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