Censimento della fauna lungo tutto l’alto Sile. «Natura da preservare non solo nelle oasi»

Iniziativa di Barbasso con l’università di Padova: durerà un anno. Molti esemplari sono già fuggiti dal corso ormai invaso da attività umane

Il progetto

È partito lo scorso lunedì il censimento faunistico nell’area dell’alto Sile. Non accadeva dalla metà degli anni ’90. L’università di Padova, con il laureando Alessandro Nardotto e il professore Mauro Bon, grande esperto di faunistica, assieme a Barbasso Nature Srl azienda naturalistica, andranno a censire l’intero mondo dell’avifauna nell’alto Sile. Un lavoro che durerà un anno e che alla fine andrà a registrare come in questo ventennio la fauna del Sile abbia reagito alla presenza umana.

Fabio Cogo, esperto forestale referente di Barbasso Nature, spiega così l’impresa: «Andremo a svolgere la check list dell’intero mondo avifauno dell’alto Sile, dalle sorgenti di Vedelago fino a Quinto di Treviso. Ma non ci limiteremo a registrare le specie, andremo ad analizzare anche le carenze ambientali, quali potrebbero essere le gestioni delle specie a rischio, e quali connotazione e implicazioni possono avere le presenze di determinati animali in certe zone».

Un lavoro mastodontico che però andava fatto. Anzi, resta da chiedersi come mai, in più di vent’anni di storia del Parco Sile, non sia mai stato fatto, data l’importanza ecologica, ambientale e turistica del fiume Sile. «Solo con il progetto Life Sile si era andati ad analizzare la presenza di alcune specie, come il gambero rosso, ma in quel progetto si voleva operare nei termini del contenimento; noi lavoreremo per dar vita al primo data base faunistico dell’alto Sile, aggiornato».

Intanto il 6 dicembre, ore 20.30, nell’auditorium della scuola primaria Marconi di Badoere, verrà presentato il progetto e verranno resi noti alcuni fondamentali della ricerca che vuole persino coinvolgere i cittadini dei comuni rivieraschi: «Daremo vita a una mailing list appositamente dedicata ai cittadini per segnalazioni in merito alla presenza di determinate specie. Vogliamo coinvolgere tutti».

Tecnicamente lo studio interesserà l’ambito amministrativo del Parco Naturale Regionale del fiume Sile, i comuni di Vedelago, Istrana, Morgano, Piombino Dese e Quinto di Treviso che in questa parte di territorio hanno le maggiori valenze naturalistiche e ambientali di tutto l’ambito del Parco. Il tutto sarà supportato da Barbasso Srl azienda naturalistica che opera nel corso del fiume Sile da anni, al fine di apportare ulteriore valore al patrimonio di questa fondamentale area protetta.

Fabio Cogo è ottimista per quanto riguarda lo stato di salute dalla fauna, pur con alcune specifiche da fare: «La sensazione è che un elevato numero di specie si sia addensato nelle fasce arboree ancora intatte, come le sorgenti del Sile e Cervara. Queste oasi hanno fatto da ricovero per moltissimi esemplari fuggiti dal lungo corso ormai antropomorfizzato». Cogo resta comunque dell’idea che qualsiasi tipo di considerazione si potrà meglio sostanziare a fine ricerca, ma a prova di questa premonizione è il fatto che «nelle sorgenti del Sile sia stato più volte avvistato il picchio nero, un esemplare di pianura molto raro, che ha trovato rifugio nella cornice delle sorgenti». —

Elia Cavarzan

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