Cattura rapaci, bracconiere preso a San Zenone

SAN ZENONE. Pasquetta di lavoro per la polizia provinciale che interviene su un altro caso di uccellagione ovvero la tecnica proibita di caccia con le reti. Il lavoro degli agenti non è stato facile, ma ha premiato diversi mesi di appostamenti e accertamenti ambientali per scoprire la cattura abusiva di uccelli di diverse specie.
Un reato lucroso, visto che sul mercato clandestino alcuni esemplari possono raggiungere anche i 300 euro. Il principale rischio era che questo lungo impegno venisse vanificato all’ultimo momento, magari solo dall’abbaiare dei cani che segnalavano la presenza degli agenti.
La rete da uccellaccio era stata stesa tra due canne all’interno di un fitto boschetto. Vi si accedeva da una breccia che non poteva essere stata creata da animali selvatici. Parecchi i capi catturati con questo sistema, all’arrivo degli agenti a terra sono stati rinvenuti anche i resti di un uccello rapace. Una volta documentato il tutto, hanno poi atteso l’arrivo del bracconiere, completato la perquisizione e rilevato la presenza di altri strumenti impiegati per evidenti azioni di bracconaggio.
La polizia provinciale ha restituito la libertà a diversi uccelli e posto sotto sequestro penale tutte le attrezzature. L’operazione si è conclusa con un verbale: il bracconiere è stato indagato e segnalato alla Procura della Repubblica di Treviso. Questo è il secondo caso di uccellagione che si registra nei territorio di San Zenone.
Nel novembre 2016 era stata scoperta una rete lunga dodici metri, dove erano finiti intrappolati tre uccelli (due luì e una cinciallegra). Ma non solo: poco distante, dopo aver seguito le tracce di stivaloni e scarponi, era stata ritrovata sotto una tettoria una cinquantina di altre prede vive, chiuse in anguste gabbiette che sono state portate al centro recupero fauna selvatica della Provincia di Treviso.
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