Marcon, a Castelfranco il giorno della verità. Martedì 10 febbraio si decide la decadenza
Il caso del sindaco eletto in Regione. Se permane lo stallo c’è il rischio commissariamento ma la prefettura potrebbe lasciare in carica la giunta fino alle elezioni di primavera

Ultimo round martedì 10 febbraio per la procedura di decadenza da sindaco di Castelfranco per Stefano Marcon, dopo la sua elezione in consiglio comunale: ma tutto è legato al voto che potrebbe finire dodici a dodici e quindi con la bocciatura della delibera finale, con l’apertura di un caso pressoché unico in Italia.
La maggioranza infatti si regge su un solo voto e Marcon ha già dichiarato con non parteciperà al voto, come del resto aveva fatto nei due passaggi precedenti: manca dunque quel tredicesimo voto necessario per l’approvazione. Dall’opposizione trapela che sarà muro contro muro, ma occorrerà attendere l’esito del voto.
Se la delibera non passa, si aprirebbe la strada del commissariamento del Comune fino alle prossime elezioni amministrative che si terranno a primavera, coincidendo con la naturale scadenza del mandato quinquennale. Ma anche questo non è così scontato: può anche essere che di fronte allo stallo, la prefettura possa comunque decidere di far proseguire l’amministrazione sotto la guida della vicesindaca Marica Galante, ovvero senza nominare un commissario e mantenendo al suo posto giunta e consiglio. C’è però un aspetto da non sottovalutare: l’incompatibilità tra consigliere regionale e sindaco, in caso di bocciatura della delibera di decadenza, potrebbe passare sotto l’esame della Regione.
In altre parole potrebbe essere la Regione stavolta e non più il Comune di Castelfranco a contestare a Marcon l’incompatibilità tra gli incarichi. Già, perché Marcon resterebbe di fatto sindaco. A meno che, a fronte del voto in consiglio comunale, Marcon non decida di tagliare la testa al toro, ovvero presentare le dimissioni da sindaco, con un atto irrevocabile. A questo punto il commissariamento sarebbe di fatto automatico, anche se la prefettura potrebbe decidere diversamente. Sta di fatto che in questo caso la governabilità sarebbe pressoché impossibile: le opposizioni hanno già espresso la volontà di votare compatte contro ogni proposta che arriva dall’ormai ex maggioranza.
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