Dissesto e allagamenti, a Castelfranco i candidati attaccano il consumo di suolo

Il tema della sicurezza idrogeologica della città al centro del confronto tra i pretendenti alla fascia tricolore. Pozzobon: «Per l’Avenale si parli con altri comuni». Manente per la “città spugna”. Giovine: «Rilancio della Protezione civile». Boldo: «Cinquanta ettari dati all’edilizia»

Davide Nordio
Il confronto tra candidati sindaci a Castelfranco
Il confronto tra candidati sindaci a Castelfranco

A due anni quasi esatti dalla prima alluvione causata dall’esondazione dell’Avenale (cui ne seguirono altre due e una quarta fu sfiorata) il tema della sicurezza idrogeologica della città è stato posto all’attenzione dei candidati sindaco e delle liste che li sostengono: un’iniziativa promossa da “Ora! Treviso” e che si è svolta sabato 9 maggio davanti ad un folto pubblico al Centro Bordignon.

Inquadrata la questione dal punto di vista accademico dal prof. Andrea Marion, la domanda per tutti i candidati ha riguardato quale sarà il loro impegno su questo fronte, dopo gli eventi che hanno visto danni per milioni di euro. «Dopo la prima alluvione» ha esordito Diego Giovine, candidato sindaco di Onestà e Trasparenza, «si sarebbe potuto fare di più per ridurre i danni di quelle successive e si è evidenziata una carenza sul fronte della Protezione Civile. La massa di detriti emersi dai corsi d’acqua cittadini testimoniava che negli anni non era stata fatta nessuna pulizia. Sono stati eventi eccezionali, ma un’amministrazione deve essere sempre sul pezzo. Mi ha fatto male veder bocciata dalla maggioranza l’ordine del giorno che intendeva istituire ristori per gli alluvionati. Il mio concreto impegno è quello di rifare i due ponti sull’Avenale che si sono rivelati tappi che hanno bloccato il deflusso dell’acqua».

Per Fabio Cogo, candidato consigliere per Avanti Castelfranco che sostiene Daniele Manente «occorre rivedere il Piano Acque che risale al 2009 come anche il Piano di Protezione Civile, che deve tener conto delle professionalità necessarie per affrontare eventi calamitosi. Teniamo inoltre presente che in vent’anni sono stati impermeabilizzati 93 ettari a Castelfranco. Un dato che accomuna la nostra città ad altre delle stesse dimensioni: ma in queste ad un certo punto ci si è fermati, qui si è andati avanti. Le strategie ci sono e vengono già adottate anche da comuni più piccoli, come le “città spugna” in grado di assorbire le enormi quantità d’acqua che si riversano con sempre maggior frequenza».

Luca Pozzobon, candidato del centrodestra, ha difeso il ruolo e l’azione della Protezione Civile in quel contesto d’emergenza: «Era presente ed ha fatto il suo dovere. Posso anche concordare con la proposta della “città spugna” ma dobbiamo ricordarci che il problema è stato l’Avenale, che arriva in città ma ha un percorso che tocca diversi altri comuni da nord. Proprio per questo il sindaco di Castelfranco deve avere un ruolo importante nei rapporti con le altre amministrazioni coinvolte su questo fronte».

«Il territorio va ripensato» ha concluso Alessandro Boldo, candidato consigliere per la lista di centrosinistra Castelfranco Può che sostiene Maria Ghimenton, «deve essere incrementata la qualità dell’ecosistema. Per quanto accaduto, la responsabilità politica è pre-evento: dal 2016 al 2024 c’è stato un consumo di suolo per 50 ettari. Chi governava doveva mitigarlo e non l’ha fatto. Finora il problema ha visto una governance solo verticale: ora deve essere anche orizzontale, comprendendo i portatori di interesse ma anche i portatori di bisogni, ovvero i cittadini».

Dalle domande del pubblico particolare attenzione è stata data al progetto dell’impianto agrivoltaico a S. Andrea in un’area che potrebbe diventare alluvionale e alle azioni necessarie a bloccarne la realizzazione. Tutti i relatori hanno concordato che ora serve un’azione da parte del comune, chi rivedendo il Pat (Cogo), chi evidenziando il valore storico-naturalistico dell’area alla Sovrintendenza (Pozzobon), chi battendo finalmente i pugni sul tavolo (Giovine). E chi (Boldo) evidenziando che il problema è esploso dopo che da sei mesi le carte giacevano in Comune.

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