Agrivoltaico a Castelfranco, assemblea infuocata. L’azienda: «Tredici ettari coltivabili»

Il dibattito sul progetto a Sant’Andrea finalizzato a installare pannelli capaci di produrre energia per 4.500 famiglie. Ma i cittadini non ci stanno e nasce un comitato

Davide Nordio
Un momento dell'assemblea sull'agrivoltaico a Sant'Andrea
Un momento dell'assemblea sull'agrivoltaico a Sant'Andrea

Parco agrivoltaico di Sant’Andrea, i residenti rimangono contrari al progetto, anche dopo le delucidazioni arrivate da Limes Renawable Energy che realizzerà la proposta avanzata dalla milanese Noricum. L’incontro, alquanto partecipato, tenutosi martedì sera 24 febbraio con la popolazione non ha per niente risolto le perplessità dei cittadini, tra i quali è nato anche un comitato per fermare il progetto.

I develop general Riccardo Bassi e Andrea Tarantino hanno ovviamente difeso l’opera, innanzitutto puntando sul fatto che si tratta di un agrivoltaico, che deve rispettare la vocazione originaria agricola dell’area. «Su 17 ettari», hanno spiegato, «13 continueranno ad essere coltivabili a frumento, soia e colza, perché i pannelli saranno posizionati su pali da due metri e mezzo e l’inclinazione per avere un irraggiamento ottimale arriverà fino a due metri. Ogni fila di pannelli sarà intervallata da uno spazio di cinque metri che consentirà il passaggio di macchine agricole. L’attività agricola dovrà continuare per tutti i venti anni della concessione e sarà a nostro carico l’eventuale dismissione dell’impianto al termine. L’impianto produrrà 9,7 megawatt di picco, 13,3 gigawatt all’anno che corrispondono al consumo di 4.500 famiglie: energia assolutamente pulita. Abbiamo ottenuto la valutazione ambientale positiva della Regione, recependo le indicazioni per realizzare fasce di mitigazione e rifugi per la fauna selvatica, useremo strade già esistenti, il lavaggio dei pannelli potrà avvenire ad acqua».

A questo si aggiungono interventi compensativi per il territorio: 142.500 euro al Comune per i vent’anni di concessione e sistemazioni idrauliche segnalate dal Consorzio di bonifica acque risorgive. Ma allora perché tutto questo non piace ai residenti? Semplicemente perché vedono portarsi via ben 17 ettari, in quanto l’area sarà inaccessibile. E poco importa se la distesa di pannelli non sarà visibile. Per valutare queste strutture il Comune ha istituito un comitato tecnico scientifico che si è riunito quattro volte. Pare verranno chiesti chiarimenti. Ma la strada per far partire l'impianto entro il 2027 pare ormai definita.

 

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