Caparre per il camp fantasma, mister a processo

È accusato di essersi intascato le caparre di decine di prenotazioni per un campo estivo di giovani calciatori che avrebbe dovuto tenersi nella località di Forni di Sopra, in provincia di Udine, per un importo di circa 20.000 euro. Per questo l’allenatore Ivan Pasqualotto, 45 anni di Castelfranco, si trova a processo con l’accusa di appropriazione indebita.
Il fatto risale all’estate del 2016 quando Pasqualotto si apprestava a organizzare la tredicesima edizione del “Soccer Camp 2016” che si sarebbe dovuto tenere a Forni di Sopra. Tutto sembrava a posto. Le precedenti edizioni da lui organizzate non avevano avuto alcun intoppo tanto che molti ragazzini stavano ripetendo da qualche anno l’esperienza. Molte famiglie avevano anche organizzato le loro ferie estive attorno a questo evento tranne poi scoprire che, il giorno prima di partire, il campo estivo di calcio era stato annullato. Fu lo stesso Pasqualotto ad avvertire i genitori della sessantina di ragazzini, in età da categorie pulcini, esordienti e giovanissimi, quasi tutti tesserati con l’Union Pro Mogliano-Preganziol, che avevano aderito all’iniziativa ed avevano sborsato 350 euro di caparra, che tutto era saltato. «Buongiorno - scrisse Pasqualotto nel gruppo whatsapp ai partecipanti - a malincuore vi comunico che per problemi imprevisti legati alla mia gestione personale e lavorativa il campo 2016 è annullato. Mi scuso per il disagio che vi creo considerata anche la fiducia che mi avete dimostrato. La quota versata vi verrà tempestivamente restituita...».
Immaginarsi la delusione dei ragazzini e quella dei genitori che avevano organizzato le ferie tenendo conto dell’evento. Purtroppo, però, le caparre non solo non furono “tempestivamente” restituite, come promesso da Pasqualotto. Non furono semplicemente mai date indietro ai genitori. Una piccola parte dei quali, nove coppie, hanno deciso di querelarlo e si sono costituite parte civile con l’avvocato Giorgio Gargano del foro di Venezia nel processo innescato dalle loro denunce. L’accusa nei confronti di Pasqualotto è di appropriazione indebita.
Nel corso del processo di ieri, sono stati sentiti sei genitori che avevano versato a Pasqualotto la caparra e non l’hanno più ricevuta indietro. «Il camp estivo di calcio - ha raccontato uno dei genitori in aula al giudice Marco Biagetti - doveva tenersi nella località montana della provincia di Udine dal 27 giugno al 2 luglio per i bambini della categoria pulcini e dal 4 al 9 luglio per ragazzini in età di categorie esordienti e giovanissimi».
Oltre ai genitori, tra i testimoni e parte offesa nel processo, c’è anche il titolare dell’hotel Davòst di Forni di Sopra, che aveva ricevuto le numerose prenotazioni nel suo albergo e alla fine se l’era viste disdire all’ultimo minuto con l’immaginabile danno del mancato introito. Il processo, iniziato ieri mattina, è stato rinviato al 4 marzo per sentire lo stesso Pasqualotto.—
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