Binoy e la sua azienda di kiwi l’indiano che si è fatto da solo

È arrivato a Quinto nel 1997 per cercare nuove opportunità  e con la speranza di un futuro Alla fine è diventato un imprenditore in gamba

È arrivato a Quinto nel 1997 per cercare una nuova opportunità e con la speranza di un futuro migliore. Qui ha scoperto l’agricoltura e dopo anni di studio ed esperienza nei campi è diventato responsabile di una intera azienda che porta il suo nome, dedita alla coltivazione di kiwi. È la storia di Binoy Joseph Thupparambil, socio di Aic Treviso, l’associazione italiana coltivatori. Il 44enne indiano ieri nella sala della Protomoteca del Campidoglio, a Roma, è stato tra i premiati dall’Aic come «simbolo delle eccellenze e delle tante storie dell’agricoltura italiana» in occasione dell’evento per celebrare i 50 anni di attività dell’associazione “Radici forti per l’innovazione”.

Binoy Joseph racconta di essere arrivato a Quinto 22 anni fa dall’India: «Abitavo nello stato del Karala dove studiavo economia e commercio e dove mi sono laureato. Qui in Italia, avevo un visto per lo studio, poi, appoggiato da una famiglia di Quinto, Emilio e Norina Bresolin, proprietari di una azienda agricola, ho incominciato a muovere i primi passi in questo settore studiando per diventare operatore agro industriale. Oggi», spiega con orgoglio, «sono responsabile dell'intera azienda che ha il mio nome e coltivo kiwi per una produzione di circa 400 quintali all’anno che distribuiamo grazie ad una cooperativa in tutto il paese». Sulla situazione attuale e il futuro, Binoy Joseph aggiunge: «Oggi ci sono delle difficoltà per le piccole aziende anche per i problemi climatici che stanno colpendo l’Italia e per le cimici asiatiche che distruggono i nostri campi su cui io non faccio trattamenti. Spero che lo Stato ci supporti in questo nostro impegno nell’agricoltura, fondamentale anche per la sostenibilità e l’economia del Paese». —

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