Barcon, due assessori scaricano Quaggiotto

VEDELAGO. Si prospettava il classico blitz d’agosto: un consiglio comunale veloce mentre fuori picchiava il solleone, una maggioranza granitica e uno scontato via libera al polo agroindustriale di Barcon, nel progetto rivisto e corretto dai proponenti Colomberotto e Gelain. Ma a sbarrare il passo al sindaco Paolo Quaggiotto, gran sostenitore dell’accordo di programma, si è messo prima l’assessore alla sicurezza: il segretario del Carroccio locale, Renzo Franco. E poi, con una lettera di fuoco, protocollata in municipio lo scorso 18 luglio, ecco schierarsi per il no il vicesindaco Marco Perin, l’assessore all’urbanistica Cristina Andretta e il consigliere di maggioranza Daniele Volpato, tutti ex Pdl. Una presa di posizione precisa, messa indelebilmente nero su bianco: «Non riteniamo accoglibile il nuovo progetto di Barcon in quanto le condizioni non sono soddisfacenti». I tre scrivono a Paolo Quaggiotto ed è una lettera che fa davvero tremare il palazzo comunale. Anche perché, con il loro stop al progetto, al sindaco viene definitivamente a mancare la maggioranza richiesta dalla Regione per prendere in considerazione l’interesse veneto all’operazione. Dato che la matematica non è un’opinione, i conti sono presto fatti: i contrari a maxi macello, cantiera e relativa escavazione a nord di via Terza Armata salgono a 12 ( i 4 della Lista Bordignon, i 3 di Primavera civica, l’indipendente Walter Santin, i 3 assessori e il consigliere di maggioranza). Quaggiotto può contare solo su 9 voti: in consiglio vince il fronte del no. «Il nuovo elaborato», motivano al sindaco la loro scelta Andretta, Perin e Volpato, «non considera quanto da noi deliberato lo scorso gennaio». Allora la giunta aveva posto ai privati promotori dell’iniziativa sei condizioni. Ma le nuove carte, allungate da Quaggiotto ai suoi assessori al termine della riunione di giunta dello scorso 12 luglio, non rispettano le richieste. «Nonostante i privati diano verbalmente garanzie di disponibilità ad accogliere le nostre istanze, una volta che il progetto avrà un primo via libera, e quindi a compiere opere di miglioramento del territorio», sottolineano i tre “dissidenti”, «siamo portati, visto il nostro ruolo di amministratori, a pensare e a dire che, con così tanto tempo a disposizione, tali condizioni risultino, per le aziende proponenti, di difficile attuazione. Per noi, dunque, è no».
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