Bancarotta Dal Ben, l’ombra della ’ndrangheta sul crac

Dopo il titolare, arrestata anche la manager. C’è un terzo indagato: è il commercialista Signifredi, già indagato per presunti legami con i clan cutresi
FERRAZZA AG. FOTOFILM MONASTIER DITTA DALBENTRE
FERRAZZA AG. FOTOFILM MONASTIER DITTA DALBENTRE

MONASTIER. Arrestata anche la manager dei magazzini Dal Ben Tre di Monastier, Cosima Gigantiello. Indagato un terzo uomo, Paolo Signifredi, già al centro di indagini sulle infiltrazioni della ’ndrangheta tra Reggio Emilia, Brescia e Mantova. Dopo l’arresto dello storico titolare del negozio di abbigliamento, Pierluigi Dal Ben, finito agli arresti domiciliari giovedì scorso, il terremoto giudiziario continua: da ieri mattina anche la manager è sottoposta alla stessa misura restrittiva nella propria abitazione di San Biagio di Callalta. Nel frattempo, la quantificazione della presunta bancarotta fraudolenta documentale sale a oltre undici milioni di euro.

L’indagine è condotta dalla Procura della Repubblica di Treviso e dalla guardia di finanza. Al centro c’è la vicenda della Neblad Srl, ex Dal Ben Tre Srl, dichiarata fallita il 4 giugno dello scorso anno. Secondo l’accusa, dalle casse della Neblad sarebbero usciti in maniera non lecita oltre undici milioni di euro. Domani Pierluigi Dal Ben sarà interrogato. «Valuteremo il da farsi», dice il difensore dell'imprenditore, l’avvocato Paolo Nieri, «non abbiamo ancora avuto accesso ai documenti. Comunque Dal Ben nega ogni addebito». Lo stesso avvocato difende anche Cosima Gigantiello, 68 anni: «Ha collaborato per tanti anni con Dal Ben, sono entrambi coinvolti come amministratori di fatto, di più al momento non possiamo dire».

Dopo il fallimento, l’attività dei magazzini Dal Ben è proseguita con un’altra società. È proprio in quel passaggio, secondo la Procura, che si è aperta una botola sui conti: dove sono spariti quegli oltre undici milioni di euro che ora spingono gli investigatori a ipotizzare una bancarotta fraudolenta? Chi è l’architetto di queste presunte operazioni di drenaggio di denaro? Una situazione che gli inquirenti definiscono «molto delicata», e il doppio arresto - con il terzo indagato già in carcere - lo conferma.

Il nome di Signifredi - parmigiano di nascita, 51 anni, residente a Tolmezzo - è già noto alle cronache giudiziarie: dopo una condanna per riciclaggio, nel maggio 2013 è stato arrestato, insieme a Massimo Ciancimino - figlio del più noto Vito - per associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale. Signifredi, considerato «un sedicente commercialista» (in realtà mai iscritto al relativo ordine, come emerge dal provvedimento del 10 giugno 2013 del prefetto di Parma) è stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Pesci” coordinata dalla Procura di Brescia, un’attività di indagine che vuole verificare «l’infiltrazione - come ha spiegato la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Brescia - di una cosca di ’ndrangheta nel tessuto economico di Mantova e Cremona e negli apparati istituzionali del Comune di Mantova». Una figura che getta un’ombra inquietante sulla vicenda Dal Ben Tre: nelle carte dell’indagine Pesci emerge come si possa ritenere Signifredi «pienamente partecipe dell’associazione mafiosa».

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