Arnaldo Pitton si dimette da vicesegretario

Bufera nel Carroccio: lunedì l’esponente tosiano ha mollato. È ormai guerra totale con i lealisti
Di Alessandro Zago

Arnaldo Pitton si è dimesso da vicesegretario provinciale della Lega. Uno dei tosiani più sfegatati della Marca fa un passo indietro. Clamoroso.

La decisione è stata presa lunedì alla fine di un direttivo, e non fa che gettare benzina sul fuoco della polemica, ferocissima, tra leghisti maronian-tosiani e lealisti bossiani (ante cerchio magico), che stanno facendo crescere vorticosamente il gradimento dell’ex segretario regionale Gobbo e provinciale Da Re, pronti a defenestrare l’attuale segretario provinciale Giorgio Granello prima del congresso, rilanciando la candidatura di Dimitri Coin. E dalla loro c’è anche il governatore Zaia, che sta mettendo all’angolo Flavio Tosi.

Ma torniano a Pitton: ufficialmente avrebbe fatto un passo indietro per evitare alla segreteria Granello nuovi attacchi da parte dei presidenti delle circoscrizioni di Oderzo, Motta e Chiarano, quella Chiarano che ha visto depennare dalle liste per le politiche il senatore uscente (solo dal primo mandato) Giampaolo Vallardi, sindaco del paese. Un’altra lettura più approfondita sull’uscita di scena di Pitton parla di una circoscrizione, la sua, l’Opitergino-Mottense, che comunque ne aveva chiesto la testa per aver prima predicato di non volere correre alle politiche, per poi essere però imposto dal segretario nazionale (regionale del Veneto) Flavio Tosi in quella per il Senato, non eletto per un pelo. Un Tosi che anche sere fa, in una riunione, ha cercato di difenderlo dagli attacchi della circoscrizione. Ficcando il bisturi nella piaga, c’è anche chi parla di un «sacrificio» di Pitton solo per salvare appunto la segreteria stessa di Granello,insidiata da una imminente sfiducia. Insomma, Granello rischia di venir stritolato dalla lotta tra la Lega di Treviso, con il suo nucleo lealista, e quella di Verona di Tosi, che nella Marca scopertasi in diversi casi tosiana vede in Pitton uno dei rappresentanti di punta. A scatenare la guerra, subito dopo le elezioni politiche, il fioccare di e-mail di richiamo di Tosi nei confronti dello stesso Zaia e di Gobbo, Da Re & Co., «rei» di aver criticato la linea del partito, ossia Tosi. E pure Granello, pur definito maronian-tosiano, ha avuto il coraggio di criticare il leader nazionale Flavio Tosi per la decisione di tirare ufficialmente le orecchie ai leghisti dissidenti. «Il rinnovamento nella Lega non può avvenire con un bavaglio alle opinioni», disse Granello, «anzi dobbiamo aprire ancora di più il dibattito». Per concludere: «Ho accettato il mandato anche con l’obiettivo di mediare tra le due anime della Lega, se non sarà possibile sarà finito anche il mio mandato. Nonostante tutto penso che ci possano essere però segnali positivi. Ma voglio prima parlare con Tosi». Un clima sempre più teso. E ora Granello è atteso alla prova, sulla carta molto difficile, delle elezioni comunali di Treviso di fine maggio: se la Lega (alleata con il Pdl) dovesse perdere la sfida, per Granello sarà la fine. Anche se, oggettivamente, a Granello non si possono accollare colpe che non sono sue, come l’arroccarsi della Lega caneriana del capoluogo intorno alla candidatura a sindaco di Giancarlo Gentilini, scelta blindata dalla stessa circoscrizione di Treviso. E siccome il nuovo statuto federale della Lega stabilisce che i candidati li sceglie il territorio, non più via Bellerio, anche se preferirebbe per Treviso un candidato sindaco più giovane, Maroni dovrà adeguarsi al volere della base.

Sempre che la base, una volta arrivato l’ennesimo sondaggio sulle comunali di Treviso, prendendo atto che magari il gradimento dello Sceriffo è in calo, non si ripresenti alla sede provinciale del K3 per votare per un altro candidato sindaco. Una eventualità, a poco più di un mese dalla consegna delle liste elettorali, francamente assai poco conveniente.

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